Branzi e Morozzi come Ulisse e Penelope

opinioni e commenti di lorenzo morandotti

di Lorenzo Morandotti

Ci sono incontri preziosi, maieutici, che lasciano il segno. Il ciclo di esperienze didattiche “L’officina dei sensi” a cura Daniela Cairoli e Alfredo Taroni al liceo artistico “Fausto Melotti” di Cantù ha ospitato  nelle scorse settimane, in modalità telematica,  due protagonisti del design, Michele De Lucchi e Andrea Branzi, che  hanno molto da dire anche come architetti e urbanisti,    profeti delle città e degli ambienti  che andranno ad abitare gli italiani del futuro.

Ambedue, De Lucchi e Branzi, hanno da tempo una solida collaborazione con l’atelier d’arte Lithos di Como che ha firmato alcune opere importanti del loro percorso creativo.

Branzi  ha collaborato con Lithos di Como nella realizzazione dell’opera “Dieci modesti consigli per una nuova Carta di Atene”  organizzata come un rotolo infinito, come il manoscritto originale di Jack Kerouac On the road o una Torah ebraica,  poi riprodotta su un telo lungo oltre  20 metri, stampato dalle  Seterie Argenti di Como e successivamente esposto alla Harvard University. A distanza di oltre 80 anni dalla “Carta di Atene” firmata dai più interessanti architetti razionalisti degli anni ’30, che prefiguravano l’idea di città moderna, la “Nuova Carta” di Branzi   riformula i punti salienti per una visione più attuale e realistica della città e dell’urbanistica, alla luce dei grandi cambiamenti determinati dalle nuove migrazioni, dalle tecnologie e dall’economia globale. 

Branzi, che ha tenuto il suo incontro affiancato dalla moglie Nicoletta Morozzi, direttrice del settore moda della scuola Naba di Milano,  alle ragazze e ai ragazzi del Melotti che si preparano per diventare artisti, scenografi e designer, ha spiegato che occorre rivalutare il sogno come laboratorio di idee, di intuizioni e anche di contaminazioni:  fa emergere territori  creativi nuovi che sono importanti, nel design che non è solo una professione ma una parte importante della cultura umana.  Ha sottolineato l’importanza delle cose che normalmente reputiamo inutili, come la poesia e    la letteratura, che invece nella storia dell’uomo si sono rivelate importanti.  E ha portato ad esempio il cieco Omero che ci racconta un mondo che ancora oggi   emoziona. 

Come Ulisse e Penelope anche Branzi e Morozzi navigano da sempre verso mete sconosciute, esplorando la realtà per misurarsi in nuove sfide. Una bella lezione di arte e di vita.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.