Brunate, abusi alla festa di compleanno, la difesa «Era consenziente»
Cronaca

Brunate, abusi alla festa di compleanno, la difesa «Era consenziente»

Un 22enne è finito in carcere al Bassone. La vittima ha appena 16 anni

«Nessuna violenza, era consenziente». Il 22enne originario del Marocco, cresciuto con la famiglia a Brunate e regolare in Italia, ha risposto ieri mattina alle domande del giudice delle indagini preliminari di Como, respingendo ogni contestazione.
Lo ha fatto nell’ambito dell’interrogatorio successivo all’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare in carcere eseguita la scorsa settimana dagli uomini della Squadra mobile.

L’ipotesi accusatoria – pubblico ministero Giuseppe Rose – è quella di aver violentato una ragazzina minorenne di 16 anni.
Il tutto, abusando di lei – che non si era sentita bene – nel corso di una festa di compleanno andata in scena a Brunate.
Il giovane è stato sentito dallo stesso gip che ne ha firmato l’ordinanza, ma ha negato tutto sostenendo una versione opposta a quella che gli viene contestata, ovvero che la ragazzina era consenziente e che non ci sarebbe stata alcuna violenza.

Nel fascicolo dell’accusa ci sarebbero però anche altre dichiarazioni, ovvero quelle di due amici – anche loro minorenni – della giovane che si trovavano in casa al momento della violenza sessuale e che avrebbero confermato tutto alla polizia (seppur dopo un iniziale tentennamento) facendo quelle che la stessa Squadra mobile in una nota ha definito «ampie ammissioni». La posizione di questi due giovani, che erano presenti in casa ma che non sarebbero intervenuti nel corso della violenza, sono ora al vaglio del pubblico ministero. I fatti sarebbero avvenuti in giugno, ma sarebbero emersi solo due mesi dopo, in agosto, quando la giovane non sarebbe più riuscita a tenere nascosto l’accaduto raccontando tutto al padre. E sarebbe stato proprio il genitore, a questo punto, a chiedere alla Squadra mobile di indagare.

Elementi raccolti – tra cui messaggi via telefono scambiati tra i presenti in casa, tutti amici – che hanno convinto il giudice delle indagini preliminari della sussistenza delle accuse di violenza sessuale. Da qui la firma sull’ordinanza di custodia cautelare che era stata invocata dal pubblico ministero.
Il giovane marocchino aveva però fatto perdere le proprie tracce da almeno due mesi, avendo abbandonato la casa in cui viveva con i genitori a Brunate.

La Mobile ha così dovuto effettuare una indagine nell’indagine per risalire ai luoghi frequentati dal 22enne, che è poi stato fermato e arrestato nei pressi di piazza Camerlata a metà della scorsa settimana.

6 novembre 2018

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Mauro Peverelli mpeverelli@corrierecomo.it


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