Brutale pestaggio in viale Lecco: tre condanne e una assoluzione

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Tre condanne a un anno e 7 mesi per il brutale pestaggio avvenuto l’11 dicembre del 2015 in viale Lecco a Como.
Ma c’è anche da registrare una assoluzione «per non aver commesso il fatto».
È questo l’esito del processo che si è concluso di fronte al giudice monocratico Luciano Storaci. Gli indagati fanno parte del gruppo che terrorizzava i locali notturni di Cantù attorno a piazza Garibaldi. Vicenda quest’ultima che era finita in aula dopo una indagine della Direzione distrettuale antimafia di Milano. A tal proposito, è stato fissato in queste ore il giudizio d’Appello di fronte ai giudici meneghini. Ieri invece, come detto, si discuteva “solo” di un pestaggio avvenuto a Como.
Imputati Antonio Manno (24 anni), Rocco Depretis (23 anni), Emanuele Zuccarello (29 anni) e Jacopo Duzioni (27 anni). La Procura ha contestato loro l’aggressione a un giovane di Como, 27anni, massacrato di calci e pugni all’esterno di un locale di viale Lecco.
La vittima fu abbandonata priva di sensi a ridosso del marciapiede che precede il passaggio a livello. Riportò fratture al volto, con 20 giorni di prognosi per i colpi subiti.
Le accuse parlano di lesioni aggravate in concorso.
Le difese – avvocati Maurizio Gandolfi, Angelica Ottinà e Jacopo Cappetta – hanno puntato le loro arringhe sulle «evidenti suggestioni» dovute al fatto che i quattro erano noti agli inquirenti, seppur in presenza di una «ricostruzione della parte lesa ricca di contraddizioni e lacunosa». «Fu proprio la parte lesa la prima a colpire con uno schiaffo», hanno poi tenuto a precisare i legali, invocando l’attenuante della provocazione.
Il giudice ha invece accolto le richieste della pubblica accusa condannando tre dei quattro ragazzi, e assolvendo il solo Duzioni che, come testimoniato dal proprietario del locale, «era rimasto nel bar a chiedere scusa per il trambusto creato». Il giudice ha anche disposto una provvisionale da 4.500 euro (la parte civile era rappresentata dall’avvocato Antonio Lamarucciola) in attesa di una futura definizione di fronte al giudice civile.

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