Ca’ d’Industria: slitta l’udienza per lo sciopero degli avvocati

Il caos in casa di riposo – Intanto l’Appello dà ragione alla procura sulla sospensione al finanziere che condusse le indagini
La richiesta di spostamento non è del dipendente imputato, bensì dell’ex presidente
La vicenda Ca’ d’Industria è approdata ieri mattina in un’aula di tribunale a Como, di fronte al giudice dell’udienza preliminare Alessandro Bianchi. Pochi attimi tuttavia, perché il Gup, nella prima giornata dello sciopero degli avvocati, ha poi disposto il rinvio al 16 dicembre. L’istanza, tuttavia, non è stata presentata dall’imputato, Davide Scarano, accusato di istigazione per delinquere e diffamazione aggravata in merito alle proteste sindacali successive alla decisione di esternalizzare

il servizio mensa dell’istituto, e nemmeno dal suo avvocato, Fulvio Anzaldo, regolarmente presente in aula. Bensì dalla parte di Domenico Pellegrino, l’ex presidente della Fondazione, la vittima delle presunte intemperanze del dipendente, in quanto il suo legale, Vincenzo Montano, ha aderito allo sciopero. Il giudice ha così disposto lo spostamento al prossimo 16 dicembre in quella che sarà l’ultima udienza di Alessandro Bianchi – il presidente della corte d’Assise della strage di Erba – prima della pensione. In aula, tra l’altro, accanto al pubblico ministero Mariano Fadda, c’era anche il procuratore capo Giacomo Bodero Maccabeo. Una presenza dal forte valore simbolico, vista anche la complessità che ha assunto la vicenda Ca’ d’Industria. Proprio le indagini che portarono alla richiesta di rinvio a giudizio di Scarano, sono infatti finite al centro di una ulteriore indagine della Procura. L’inchiesta è stata affidata al pm Mariano Fadda, che ha poi riunito tutti i fascicoli sotto la propria ala. Al centro dell’attenzione è così finito chi indagò il dipendente, ovvero un finanziere, il brigadiere Michele Miccoli, in servizio alla polizia giudiziaria e ora accusato di calunnia, falso e concussione in merito alla compilazione di alcuni verbali serviti (secondo l’accusa) ad “incastrare” Scarano. Il pm aveva chiesto la sospensione dello stesso finanziere dal servizio, decisione non “sposata” dal gip Nicoletta Cremona. Ma proprio ieri, a chiusura di una giornata particolarmente calda sul fronte giudiziario di Ca’ d’Industria, i giudici d’Appello di Milano hanno dato ragione alla Procura accogliendo il ricorso presentato dal pm Fadda. Hanno dunque ritenuto l’esistenza di gravi indizi a carico del militare almeno per quanto riguarda il falso e la calunnia (non per la concussione) rendendo di fatto giustificata la misura cautelare della sospensione dal servizio, chiesta dal sostituto procuratore lariano per evitare un eventuale inquinamento delle prove.
Il fascicolo sulle indagini a carico di Scarano ha portato a processo per calunnia (oltre al finanziere) anche tre componenti dell’ex consiglio di amministrazione di Ca’ d’Industria, uno solo dei quali, Romolo Vivarelli, ha chiesto il rito Abbreviato. Per gli altri, Mario Peloia e Francesco Antonio Mercuri, l’udienza è stata fissata al 27 marzo.

Mauro Peverelli

Nella foto:
Prima puntata con rinvio, ieri mattina, per il primo dei molti fascicoli poi aperti in merito alle vicende di Ca’ d’Industria

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