Cantù, positivi tre medici e due infermieri. Sul Lario i contagi toccano ora quota 256

Media

Medici, infermieri e personale sanitario sono in trincea dal primo giorno dell’emergenza Coronavirus. Un lavoro in prima linea, una missione, con seri rischi anche per la propria salute. Ieri in provincia di Como è così emerso il caso dell’ospedale Sant’Antonio Abate di Cantù.
La struttura sanitaria brianzola si è trovata nel giro di poche ore con cinque positivi al tampone naso-faringeo. Tre medici (uno del pronto soccorso e due ortopedici) e due infermieri. Non si tratterebbe di casi gravi, ma l’Asst Lariana si è trovata costretta a chiudere il reparto di Ortopedia per mancanza di personale.
«Viene garantita solo l’attività ambulatoriale e quella della sala gessi mentre per tutti gli altri interventi i pazienti vengono orientati all’ospedale Sant’Anna», spiegano in una nota dall’Asst.
Il Pronto Soccorso, effettuata la sanificazione, funziona invece regolarmente.
«Obiettivo di Asst Lariana è mettere il personale nelle condizioni di lavorare in sicurezza e serenità e i dispositivi di protezione individuale vengono garantiti secondo i criteri di utilizzo appropriato definiti da Regione, Ministero e Istituto Superiore della Sanità», si legge sempre nella nota.
Ora i numeri diffusi come di consueto ufficialmente dalla Regione. I casi positivi censiti ieri sono 16.220 (+1.571 rispetto al giorno precedente). Un numero ancora in linea con gli ultimi giorni.
Sono stati effettuati 46.449 tamponi. In provincia di Como si è arrivati a 256 positivi (+36): anche in questo caso si tratta di una crescita che conferma la tendenza degli ultimi giorni. Sale il numero regionale dei decessi: 1.640 (+220 in un giorno). Il dato provinciale confermato dalla Regione è fermo a 16 morti in provincia di Como. Si tratta di pazienti che avevano già almeno una complicazione pregressa a livello di scompensi cardiaci, respiratori, oncologici o altro. La media dell’età delle persone decedute in provincia di Como resta decisamente elevata, prossima agli 80 anni (79,6). Due le donne scomparse, di 96 e 86 anni, e quattordici gli uomini.
A questi numeri si dovrà però aggiungere il decesso di un residente a Porlezza, comunicato ieri dall’amministrazione comunale.
Dei casi lombardi, i ricoverati non in terapia intensiva sono 6.953 (+782), in isolamento domiciliare 4.265 (+398) e in terapia intensiva 879 (+56). I dimessi sono 2.485 (+117). Per quanto riguarda le altre province, Bergamo, con 3.993 positivi, ha rallentato la sua crescita (+233), Brescia ha 3.300 casi (+382). Lecco cresce un po’ più di Como, con 440 casi (+54), Monza 376 (+30), Milano 2.326 (di cui 964 a Milano città) (+343), Sondrio 74 (+28), Varese 232 (+32), Cremona 2.073 (+192), Lodi 1418 (+56), Mantova 465 (+83) e Pavia 884 (+83).
«Oggi sono arrivati 14 respiratori dalla Protezione civile e 30 da terapia sub intensiva dalla Cina», ha spiegato l’assessore regionale al Welfare, Giulio Gallera, durante la quotidiana diretta Facebook per fare il punto sul Coronavirus. Sono già arrivati i primi medici dagli Stati Uniti che oggi iniziano ad allestire l’ospedale da campo a Cremona. Da domani, al San Carlo di Milano, ci saranno 16 nuovi letti di terapia intensiva che raddoppieranno in una settimana circa.

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.