Carlo Cassa: «La barca non ha i freni, non è come guidare un’auto»

Carlo Cassa

«Mettersi al timone di una barca a motore non è come guidare un’auto, una moto, un camion o perfino un tram o un treno. La barca non ha freni, non ci sono corsie sull’acqua. Se la barca va a 50 all’ora e chi ha i comandi si distrae per un secondo, si sono percorsi al buio circa 14 metri. Servono mille occhi e si deve guardare sempre avanti». Carlo Cassa è nato sulle barche. Ci è salito da bimbo e fino ai 40 anni è stato uno dei più grandi atleti dello sci nautico internazionale. Specialità velocità. Con Stefano Gregorio, Valeria Bruschi e il povero Toto Caimi ha fatto la storia di questo sport, nel segno del padre di Carlo, Bruno, e di altri pionieri.

«Io sciavo a 150 all’ora attaccato a una corda dietro al motoscafo, è vero. Forse così oggi riesco a vedere i pericoli un po’ prima degli altri – spiega l’ex azzurro – però la cosa principale è trattare la barca sempre con rispetto, come se fosse qualcosa di pericoloso. Questo non vuole dire rinunciare al divertimento, allo sport, per carità. Però si devono rispettare il lago, il traffico, le altre barche. Le regole ci sono, ma molti le ignorano». Cassa fa alcuni esempi.

«La regola principale, l’ho detto, è che si deve guardare sempre avanti. Anche se c’è il sole basso, se si sta trainando uno sciatore. Ci sarà il copilota a guardare dietro, al limite ci sono gli specchietti – spiega – Se si incrocia una canoa, una barca a vela o a remi, si deve passare sempre dietro. Se c’è il battello si deve aspettare, se arriva l’aliscafo, che corre, ha comunque la precedenza, non dipende se viene da destra o sinistra. Rispettiamo le regole e rispettiamo il lago più bello del mondo».
Cassa interviene sull’aumento esponenziale del traffico da diporto nel giro di pochi anni, soprattutto con barche a noleggio.

«È diverso muoversi con un motoscafo proprio rispetto a un mezzo a noleggio – spiega – da ragazzino spiegavo ai turisti come usare il 25 cavalli. Serviva un’ora per le indicazioni di base. Oggi il Lago di Como è pieno di barchette con guida senza patente. I controlli sono fondamentali. Non parlo solo delle multe quando manca un razzo di segnalazione, ma di verificare chi è al timone. L’acqua è tanto importante quanto pericolosa. Il fuoco lo fermi, l’acqua no», conclude Carlo Cassa.

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1 Commento

  • Cesare Carobbio , 2 Luglio 2021 @ 11:23

    Purtroppo nel nostro paese non esiste cultura nautica.
    A cominciare dalle istituzioni che rilasciano una patente nautica ( specialmente a vela ) senza praticamente alcuna preparazione pratica e con un esame teorico estremamente particolareggiato ed inutile che serve solo per alimentare il bussines delle patenti.
    L’unica cosa per imparare a navigare è percorrere miglia su miglia con chi ha esperienza.

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