Ieri l’ultimo saluto al giovane Luca Fusi. Guanzate si è stretta intorno alla famiglia

Funerale Luca Fusi

“Ogni uomo semplice porta in cuore un sogno, con amore e umiltà potrà costruirlo”. Sono le parole di un canto che ha accompagnato la cerimonia di addio al giovane Luca Fusi, il 22enne morto lo scorso venerdì in un incidente nautico.

La chiesa di Santa Maria Assunta a Guanzate, la parrocchia dove Luca è cresciuto, era gremita ieri per il suo funerale. Fuori, sul sagrato, nel sole di mezzogiorno velato da qualche nuvola di passaggio, tanti volti pervasi dalla costernazione. La maggior parte giovani, amici venuti a dargli l’ultimo saluto. Era un ragazzo semplice, Luca Fusi, semplice e forte, perché motivato dai suoi sogni e pieno di fiducia.

«Fiducia nell’amore degli uomini – le parole di un commosso don Alessio Bianchi nell’omelia – la fiducia di chi sa che con la fatica, l’impegno lo studio ci si può rimboccare le maniche per riuscire a stare meglio con gli altri».
«Mi piace pensare alla meticolosa attenzione che aveva Luca per tutte le persone attorno – ha aggiunto don Bianchi – non si è mai sottratto dal cercare di unire le discordie, dal trovare un modo per stare bene insieme, per dare una mano a chi aveva bisogno, per trovare la parola giusta a chi stava chiedendo aiuto».

«Vogliamo soprattutto chiedere un po’ di luce per tutti quelli che sentono la sua mancanza, i suoi familiari, i suoi amici tutti noi presenti – ha concluso il parroco – Vogliamo chiedere al Signore che quella stessa fiducia negli esseri umani, in un mondo migliore e il coraggio nel cercare di concretizzare i sogni, anche i più arditi, possa diventare il motivo della nostra vita. Che quello che Luca ha fatto per noi possa diventare il nostro stile di vita».
Lunghi momenti di silenzio sono scesi sui presenti, a marcare l’assenza di parole per una tragedia così assurda. Di fronte alla madre e al padre di Luca, Laura e Raffaele, e alla giovane sorella Sara, non si può che stare in silenzio. Un genitore non dovrebbe seppellire il proprio figlio, mancano le parole per definire la sua condizione. Si dice vedova, orfano. Non esiste una parola a definire un genitore che perde il proprio figlio. Perché il dolore è indicibile. “Tragedia” è la parola che si è spesa tanto in questi giorni, tragedia sinonimo di lutto, morte, disgrazia, ma il tragico è prima di tutto un enigma abissale, una domanda senza risposta. Come è possibile morire in un momento di riposo, di sole e di gioia con gli amici?

Don Alessio Bianchi, nel ringraziare il comandante della polizia locale di Tremezzina che ha dovuto farsi carico del primo soccorso, dopo aver dedicato un pensiero speciale ai due amici che erano in barca con Luca, ha avuto una parola anche per «chi in maniera così sbadata ha rovinato un giorno di riposo e tutta la vita», cioè quella ragazza che conduceva il motoscafo che ha investito Luca e i suoi amici. Ma da nessuno, neppure dai suoi amici, sono uscite parole di odio.
Don Bianchi ha voluto concludere con una richiesta di pace, di perdono, che chissà forse un giorno arriveranno, per avere la possibilità di continuare ad andare avanti con fiducia.
Pace, perdono e soprattutto fiducia sono «i doni di cui Luca è stato un coraggioso portatore». Forse l’unico conforto che una famiglia distrutta potrà trovare.

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