Carrelli più vuoti al supermercato. Tagliati anche i consumi di luce e gas

Le associazioni dei consumatori
 «Vedo i carrelli della spesa molto meno pieni rispetto agli anni precedenti: le famiglie comasche non fanno più le scorte alimentari come prima, anche perché si rischia di dover poi buttare via molti prodotti e, con la crisi, ciò non è più possibile». Lorenzo Trombetta, responsabile provinciale di Adiconsum, riscontra anche in riva al Lario la contrazione dei consumi segnalata dalla ricerca illustrata ieri a Cernobbio.
«Aumenta il numero di famiglie che fanno la spesa ai discount
– spiega il rappresentante dell’associazione dei consumatori promossa dalla Cisl – e quasi tutti oggi sono più attenti ai prodotti in offerta, dai classici 3×2 agli sconti promozionali. Como è una provincia che conta molti anziani: prima i pensionati erano la camera di compensazione delle famiglie, ora invece questo meccanismo si è interrotto perché manovre e rincari hanno ormai prosciugato anche i tesoretti dei pensionati».
Secondo Mauro Antonelli, responsabile provinciale del Codacons, sul Lario la percentuale di chi fa fatica a far quadrare i conti è più elevata di quanto stimato da Coldiretti. «A noi risulta che per due famiglie su tre la situazione sia peggiorata – sottolinea Antonelli – Sono le persone che hanno saltato le vacanze, che non si possono permettere di andare dal dentista. Al di là delle cifre, la fotografia è comunque impietosa anche nel Comasco».
L’esponente del Codacons punta il dito contro il governo Monti, in particolare contro la decisione di aumentare l’Iva. «Si tratta di un provvedimento che colpisce tutti indiscriminatamente, ricchi e poveri: se sarà confermato dal Parlamento, farà molto, molto male a questi ultimi», precisa Antonelli.
L’intenzione del governo è di lasciare ferma l’attuale aliquota del 4%, ma di aumentare di un punto, a partire dal luglio 2013, le aliquote del 21 e del 10%.
«Così si colpiranno i consumi di molti generi alimentari basilari, per esempio uova, zucchero e latte, oggi al 10%. Aliquota in cui rientrano anche numerosi medicinali – afferma – Bisognerebbe invece affrontare il vero problema dell’Italia: la bassa crescita del Pil arriva dal calo dei consumi. Fino a quando le famiglie non riusciranno ad avere più soldi a disposizione, non faranno acquisti e le imprese non accresceranno i livelli produttivi. Gli italiani hanno iniziato a impoverirsi nel 2002, con l’avvento dell’euro».
Parla di un «quadro preoccupante, ma non allarmante», Silvana Brenna, presidente di Federconsumatori Como. «Anche se – aggiunge – le famiglie in difficoltà non mancano nemmeno in riva al Lario. Dal mio osservatorio, più che i problemi legati alla spesa alimentare, io vedo le difficoltà dei lariani sul fronte del pagamento delle tariffe, dalla luce, al gas, al telefono. Le famiglie stanno tagliando i consumi, non soltanto per il fatto contingente della crisi, ma anche perché si è innescato un cambiamento culturale. Le spese facili ed eccessive degli anni precedenti vengono ora rimodulate. Oggi si torna ad essere parsimoniosi, si acquista via Internet, si cercano abiti vintage. Il risveglio è stato brusco, ma di per sè l’aver riscoperto il risparmio non è un fatto negativo».

Marcello Dubini

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