Case comunali: 110 sono inservibili, 500 hanno problemi

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Dati impressionanti dalla relazione dell’assessore Iantorno. E in 600 sono in lista d’attesa

Il patrimonio residenziale pubblico di Como non è davvero in grande spolvero. Anzi, nello specifico, le condizioni delle case di edilizia popolare di proprietà del Comune di Como sembrerebbero davvero in condizioni poco rassicuranti.
Questo quadro sconfortante emerge dai numeri forniti nell’incontro organizzato dal Pd e dedicato proprio al tema dell’edilizia residenziale pubblica nel capoluogo e in provincia. Peraltro, sono stati proprio i relatori del partito stesso – in particolare il

capogruppo a Palazzo Cernezzi, Stefano Legnani e l’assessore comunale al Patrimonio, Marcello Iantorno – a sottolineare la situazione difficile in questo ambito.
Tanto che, alla fine, per quanto riguarda il capoluogo, si può sintetizzare che soltanto il 29% del patrimonio pubblico abitativo di Como non necessita di manutenzioni più o meno pesanti.
«Attualmente – ha spiegato proprio Iantorno – 110 alloggi dell’edilizia pubblica comunale (13%), su circa 860 complessivi, non possono essere assegnati perché necessitano di interventi radicali di ristrutturazione per la messa a norma. Quasi 500 hanno invece bisogno di interventi ordinari: ecco lo stato di fatto dell’edilizia residenziale pubblica a Como».
E non è finita qui, perché a fronte di una situazione così complessa, l’unica cosa che non viene mai a mancare è l’enorme domanda di alloggi da parte delle fasce più deboli della popolazione.
«Purtroppo il quadro non è certo incoraggiante – ha confermato Iantorno – Attualmente sono 600 le domande che abbiamo in graduatoria per un alloggio Erp, ma credo che il numero sia arrotondato, in realtà, per difetto. Infatti credo che se potessimo contare sulla totalità del patrimonio, abbandonato invece da anni dalle precedenti amministrazioni comunali, che hanno originato situazioni davvero imbarazzanti e indegne per una città come Como, il numero di domande sarebbe di certo molto più consistente».
Unico dato minimamente incoraggiante, il calo della morosità, del quale è stato fornito il numero provinciale, pari nel 2011 al 10,6% mentre nel 2009 era dell’11,6%.
E proprio a proposito della situazione a livello provinciale, è stato l’ex componente del cda di Aler, Giovanni Botta, a tracciare il quadro.
«L’impoverimento, l’immigrazione e la progressiva riduzione di fondi hanno portato all’attuale situazione in cui versa l’Aler, che a Como si trova a dover affrontare, senza dare risposta, ben 2.500 domande. Inoltre ci sono anche problemi di gestione e di rapporti con la Regione».
«L’Aler, infatti – ha proseguito l’ex consigliere di amministrazione – è un ente pubblico economico non soggetto a tutte le incombenze fiscali di un attore privato, ma viene però considerato come un’impresa pur non potendo contare su finanziamenti consistenti per l’edilizia residenziale pubblica ma essendo costretta a finanziarsi soltanto con gli affitti dei propri inquilini. Nonostante questo, comunque, l’Aler di Como ha realizzato 13 interventi per un totale di 228 alloggi mentre altri 7 interventi sono in corso di realizzazione per 123 alloggi. Investimenti per decine di milioni di euro a fronte di 30 dipendenti dell’Azienda che sono stati capaci, negli ultimi cinque anni, di far produrre all’Aler di Como un utile».

Nella foto:
L’assessore al Patrimonio di Palazzo Cernezzi, Marcello Iantorno, ha accusato le giunte precedenti per lo stato del patrimonio edilizio

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