Casinò di Campione, almeno 200 i creditori. Chiesti al fallimento 80 milioni di euro

Il casinò di Campione d'Italia

Sono oltre 200 i creditori che hanno chiesto, nei termini di legge, l’insinuazione al passivo della fallita società di gestione del Casinò di Campione d’Italia. Il credito da loro vantato ammonta a circa 80 milioni di euro. Soltanto alla fine della prossima settimana, però, si saprà se e in che misura i tre curatori fallimentari nominati dal Tribunale di Como accoglieranno le domande inserendole nel progetto di stato passivo.
La cortina di riserbo innalzata dai professionisti lariani che da mesi si occupano del crac del Casinò rimane ferrea. Le notizie sono poche e filtrano con il contagocce.
Oltre al numero dei creditori “tempestivi” – coloro i quali, cioè, hanno depositato domanda di insinuazione al passivo entro il 28 dicembre – e all’ammontare delle loro richieste, si sa che molte saranno anche le istanze tardive. A partire da quelle dei dipendenti della casa da gioco i quali sono stati licenziati soltanto il 31 dicembre scorso e avranno quindi tempo per poter fare le loro richieste.
Finanziaria e contributo
Se sul fronte del Casinò si attende quindi l’udienza del prossimo 28 gennaio, giorno in cui saranno svelate le prime vere cifre di questo colossale fallimento, sul fronte del municipio ogni giorno è buono per conoscere le decisioni del governo sulla nomina del commissario che dovrebbe lavorare sulla riapertura della casa da gioco. Passo necessario per rimettere in moto anche il meccanismo di finanziamento del Comune.
Intanto, nella legge di Bilancio approvata a fine anno dal Parlamento è stato confermato il contributo straordinario di 10 milioni di euro già versato lo scorso anno all’enclave. In un primo momento si era parlato di 15 milioni, ma tra la stesura iniziale della manovra e quella poi effettivamente votata con la doppia fiducia di Camera e Senato qualcosa è accaduto. Qualcosa che non ha aiutato Campione d’Italia. «Nel testo originario c’era una previsione ulteriore di 5 milioni – dice il commissario prefettizio che oggi governa l’enclave, Giorgio Zanzi – purtroppo alla fine siamo rimasti con il contributo ordinario di 10 milioni».
Con questi fondi Zanzi dovrà fare fronte a una «situazione compromessa» – così la definisce – e a impegni di vario genere. Potrà essere pagato forse un altro stipendio ai dipendenti, ma sicuramente si dovranno saldare alcuni creditori svizzeri, in particolare quelli che garantiscono i servizi primari al paese: raccolta dei rifiuti e trasporto. Nella legge di Bilancio sono stati confermati pure i 570mila euro di contributo annuo per l’assistenza sanitaria.

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