Casinò di Campione, doccia fredda sulle speranze di riapertura immediata
Cronaca, Economia, Lavoro, Sindacato, Territorio

Casinò di Campione, doccia fredda sulle speranze di riapertura immediata

L’esercizio provvisorio della società di gestione del Casinò di Campione d’Italia, dichiarata fallita venerdì mattina dal Tribunale civile di Como, non si può fare. La notizia ha preso  a circolare con insistenza anche tra i dipendenti. Ed è stata confermata in modo informale da alcuni rappresentanti sindacali, evidentemente consapevoli delle problematiche di natura giuridica che sembrano ingarbugliare ancora di più una matassa apparsa sin dal primo momento inestricabile. Premesso che i tre curatori fallimentari nominati dal Tribunale – Elisabetta Brugnoni, Sandro Litigio e Giulia Pusterla- non dicono una parola, il nodo della riapertura a breve del Casinò è apparso a tutti come il più impellente da sciogliere.

Sin dal primo momento la speranza dei 492 dipendenti della casa da gioco è stata di tornare presto al lavoro, anche per dare continuità a un’azienda che in ogni caso è in grado di incassare ogni giorno centinaia di migliaia di euro. Il fatto è che l’ipotesi di esercizio provvisorio, su cui da subito avevano fatto affidamento in molti, non è percorribile. Il problema sta innanzitutto nella convenzione siglata tra municipio e società di gestione alla fine del 2014. Il fallimento, in sostanza, rende nulla di diritto la convenzione stessa, impedendo quindi la prosecuzione delle attività. L’articolo 22.2 non lascia spazio a possibili interpretazioni: «La società incorre nella decadenza dalla gestione» in caso di «messa in liquidazione, fallimento, sottoposizione ad amministrazione controllata, concordato preventivo o a qualsiasi altra situazione equivalente».

Anche volendo, quindi, i curatori non potrebbero chiedere l’esercizio provvisorio in quanto in contrasto con la convenzione che regola il rapporto tra Comune e gestore della casa da gioco. Questo passaggio non si può scavalcare perché la convenzione è l’atto primario da cui discende tutto il resto. Va ricordato, infatti, come la società dichiarata fallita sia nata sulla scorta di un voto parlamentare. L’articolo 10 bis della finanziaria 2012 stabiliva che «per la gestione della casa da gioco di Campione d’Italia il ministero dell’Interno, di concerto con il ministero dell’Economia e delle Finanze, autorizza la costituzione di un’apposita società per azioni». Al capitale di questa società «partecipa esclusivamente il Comune di Campione d’Italia», mentre «l’utilizzo dello stabile comunale della casa da gioco e i rapporti tra la società di gestione e il Comune di Campione sono disciplinati da apposita convenzione stipulata tra le parti». La sentenza del Tribunale di Como ha in pratica minato le fondamenta di questo fragile architrave.

A questo si aggiunge un altro elemento che rende l’esercizio provvisorio, se possibile, ancora più una chimera. Dal 2016, con il cosiddetto decreto Madia (il numero 175 del 19 agosto), «nei cinque anni successivi alla dichiarazione di fallimento di una società a controllo pubblico titolare di affidamenti diretti, le pubbliche amministrazioni controllanti non possono costituire nuove società, né acquisire o mantenere partecipazioni in società, qualora le stesse gestiscano i medesimi servizi di quella dichiarata fallita» (articolo 14.6). In pratica, se pure volesse, il Comune non potrebbe entrare sino al 2023 in alcun modo nella compagine societaria del nuovo gestore del Casinò. Per riaprire il quale, quindi, si rende necessario un intervento legislativo: o di modifica dell’articolo 10 bis della legge finanziaria del 2012 o di modifica dell’articolo 14.6 del decreto Madia del 2016. La parola, insomma, è unicamente del Parlamento.

Oltre a questo, stando ad alcuni commenti di commercialisti estranei alla vicenda (e che chiedono ovviamente di rimanere anonimi), molto difficilmente i curatori fallimentari vorranno percorrere la strada di una gestione in prima persona del casinò, visto che per legge rispondono personalmente di eventuali danni causati durante l’esercizio provvisorio. Si comprende, quindi, anche il motivo della cautela con cui tutti gli esponenti politici stanno affrontando la questione. Promettere soluzioni a breve potrebbe essere un boomerang che nessuno vuole ritrovarsi in faccia nelle prossime settimane.

Gli unici che spingono al momento verso l’immediata riapertura sono i sindacati, chiamati a dare risposta alle preoccupazioni dei propri iscritti e alla paura di chi rischia di perdere il lavoro. In un comunicato diffuso ieri, tutte le sigle rappresentate tra i dipendenti del Casinò hanno ribadito di «ritenere indispensabile l’immediata riapertura della casa da gioco al fine di non pregiudicare in modo irreparabile il futuro di un’azienda storica e della comunità intera. Rivolgeremo a gran voce tale richiesta a tutte le istituzioni e in ogni sede opportuna», hanno aggiunto, annunciando nel contempo di «aver avanzato una richiesta di incontro urgente alla sezione fallimentare del Tribunale di Como e ai ministeri dell’Interno, del Lavoro e al ministero dell’Economia e delle Finanze».

Contro le incertezze della politica è intervenuto ieri anche il segretario generale della Cgil di Como, Giacomo Licata, che ha trascorso la giornata nell’enclave. «Stupisce il silenzio della politica: fra le istituzioni e tra chi ha responsabilità di governo nessuno ha sentito l’esigenza di portare solidarietà ai lavoratori e, soprattutto, di preoccuparsi di analizzare con i soggetti coinvolti le possibili soluzioni. A Campione c’è un problema di ordine pubblico e di tenuta sociale di una comunità – sottolinea il segretario della Camera del Lavoro lariana – Il nostro territorio, che tra l’altro esprime importanti figure sia in Regione sia nel governo, ha urgente bisogno di attenzione». Licata chiude con un appello, in tutto simile a quello lanciato dai sindacati di categoria. «Chiediamo al ministero dell’Interno, al prefetto e alle istituzioni politiche ed economiche tempestivi interventi. Per quanto riguarda l’azione sindacale, siamo impegnati a tutelare i lavoratori utilizzando tutte le procedure che le norme consentono, a cominciare da una richiesta di incontro ai curatori per verificare se sia possibile evitare la sospensione delle attività economiche senza retribuzione».

30 luglio 2018

Info Autore

Dario Campione

Dario Campione dcampione@corrierecomo.it


Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Archivio
ottobre: 2018
L M M G V S D
« Set    
1234567
891011121314
15161718192021
22232425262728
293031  
Numeri utili
NUMERO UNICO DI EMERGENZA
numero 112 lampeggianti
 Farmacie di turno 

   Ospedali   

   Trasporti   
Colophon

Editoriale S.r.l. (in liquidaz.)
Via Sant’Abbondio 4 – 22100 Como
Tel: 031.33.77.88
Fax: 031.33.77.823
Info:redazione@corrierecomo.it

Corriere di Como
Registrazione Tribunale di Como n. 26/97
ROC 5370

Direttore responsabile: Mario Rapisarda

Font Resize
Contrasto