Casinò di Campione: «Perplessità sui tempi per la riapertura». Il giudice chiama tutti in Tribunale

Una veduta del casinò di Campione d'Italia

Il giudice delegato del Tribunale di Como, Marco Mancini, ricevuta in queste ore l’attesa informativa dei commissari giudiziali sull’andamento delle attività per la riapertura del Casinò di Campione d’Italia (data che nel piano concordatario era stata indicata entro il 31 dicembre), ha reputato necessaria – «date le fortissime perplessità» sul rispetto di questa data – «sentire in contraddittorio il legale rappresentante della casa da gioco, il suo socio unico e i professionisti indicati nel piano».

Una iniziativa che lascerebbe presupporre un malumore, all’interno del palazzo di giustizia di Como, in merito ai passi (evidentemente ritenuti eccessivamente lenti) compiuti fino ad oggi sulla strada del tentativo di salvataggio della casa da gioco di Campione, scampata al fallimento nei mesi scorsi.

Proprio per fare luce su quanto sta accadendo, è stata fissata una apposita udienza per il pomeriggio del 4 di ottobre, appuntamento che si terrà di fronte allo stesso giudice delegato e ai commissari giudiziali che hanno stilato la relazione che avrebbe fatto accendere la luce rossa dell’allarme. Chiamato a comparire c’è anche il sindaco di Campione d’Italia.
Il giudice, nell’atto che è stato notificato alle parti, segnala il suo obbligo a rilevare «eventuali “patologie” nel comportamento del debitore», aggiungendo come ad oggi il cronoprogramma per la riapertura, che era stato presentato dalla stessa società di gestione nel tentativo di scongiurare il fallimento (obiettivo raggiunto) chiesto dalla Procura di Como, sembrerebbe «superato nei fatti».

Il giudice della Prima sezione civile fallimentare del Tribunale di Como avrebbe poi puntato il dito sul mancato insediamento del nuovo consiglio di amministrazione (che avrebbe dovuto essere operativo già alla fine di agosto, al massimo ai primi di settembre) e sulla mancata formalizzazione dei contratti di fornitura fondamentali per la ripresa delle attività, come ad esempio non solo le assunzioni del personale ma anche i servizi di pulizia, ristorazione e manutenzione delle slot machine. In questi mesi insomma, a palazzo di giustizia, non sarebbe giunta alcuna informativa in tal senso, particolare non secondario che non sarebbe stato affatto gradito.
Come pure non sarebbero piaciute voci di credito che non erano comparse nel piano concordatario e che sarebbero poi apparse, come un maggior debito erariale (per oltre 600 mila euro), tasse (per altri 200 mila) e un ulteriore credito da un milione di euro.
Un quadro che ha dunque spinto il giudice delegato Marco Mancini a fissare l’udienza nel suo ufficio del palazzo di giustizia. Quel giorno, gli uni di fronte agli altri, la speranza è che si possa fare chiarezza su quanto sta avvenendo a Campione d’Italia.

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