Casinò, la Corte d’Appello decide sui ricorsi. Il consulente: «Il fallimento si poteva evitare»

Campione d'Italia

La quarta sezione della Corte d’Appello del Tribunale civile di Milano, presieduta da Maria Guida Padoa, si riunisce di nuovo oggi per discutere i reclami contro il fallimento della società di gestione del Casinò di Campione presentati a settembre dai due maggiori creditori della stessa società: la Banca Popolare di Sondrio e il Comune di Campione d’Italia.
Dopo un paio di rinvii, accordati anche per permettere alle parti il deposito di memorie e integrazioni documentali, si dovrebbe finalmente conoscere la decisione dei magistrati sul crac della casa da gioco.
Una decisione non semplice che, soprattutto in caso di accoglimento dei due ricorsi, aprirebbe uno scenario complicatissimo da gestire.
In particolare dopo che, alla fine di dicembre, i curatori fallimentari hanno spedito le lettere di licenziamento a tutti gli ormai ex dipendenti del Casinò.
Difficile, e probabilmente inutile, fare previsioni. L’unica cosa certa, a quanto pare – e secondo quanto riferito da fonti molto accreditate – è che una sentenza favorevole ai ricorrenti farebbe scattare l’immediato ricorso in Cassazione della curatela fallimentare. Insomma, il groviglio giuridico-amministrativo legato alla vicenda Campione resta intricato.
Il documento
In attesa del verdetto, che potrebbe arrivare oggi o slittare ancora di qualche giorno (il Tribunale civile ha 90 giorni di tempo per pronunciarsi), dalle carte del processo emergono alcune interessanti anticipazioni. E un dato su tutti: il fallimento del Casinò poteva essere evitato.
In questo senso si era espresso già ad agosto uno dei consulenti della giunta Salmoiraghi, il professor Corrado Ferriani, docente di diritto penale e commercialista esperto in crisi aziendali. Il Corriere di Como è in grado di svelare il contenuto della relazione inviata da Ferriani al legale del Comune, il professor Massimo Fabiani: un parere sul piano di ristrutturazione dei debiti della casa da gioco (piano che non venne accolto dal commissario liquidatore del municipio campionese). Ebbene, secondo Ferriani l’ipotesi di ristrutturazione era sostenibile e «avrebbe certamente permesso il riequilibrio economico-finanziario» della società di gestione, «con conseguente positivo superamento dello stato di crisi».
Ma un’altra questione, ben più interessante, emerge dalla relazione di Ferriani. Vale a dire, il fatto che facendo fallire la società, il Comune sapeva benissimo di non poter insinuarsi tra i creditori privilegiati. Questo perché il Codice civile (articolo 2467) impone la cosiddetta «postergazione» dei crediti del socio. «L’esperienza insegna che il credito diventerà inesigibile», chiosa Ferriani.
Peraltro, il commissario liquidatore del Comune non aderì al piano di ristrutturazione del debito sulla base di una relazione che prendeva in considerazione l’intero debito del Casinò verso il municipio (44,209 milioni di euro). Ma lo stesso commissario, all’atto dell’insinuazione, ha chiesto “soltanto” 20,89 milioni di euro, molto meno della metà.

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