Casinò, salta il piano di rientro del debito. Tensione alle stelle a Campione d’Italia
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Casinò, salta il piano di rientro del debito. Tensione alle stelle a Campione d’Italia

Il futuro del Casinò di Campione – e con esso, il futuro di tutta l’enclave – è di nuovo appeso a un sottilissimo filo. Il piano di ristrutturazione del debito della casa da gioco, che ieri avrebbe dovuto essere sottoscritto dai creditori nello studio del notaio Massimo Caspani a Como, è saltato per aria.
Il commissario liquidatore del Comune, Angela Pagano, ha infatti deciso di non firmare l’atto sulla base di una relazione tecnica redatta da Maria Carla Bottini, commercialista lariana incaricata dalla stessa Pagano di verificare la piena sostenibilità dell’accordo.
Senza il via libera del commissario liquidatore, nominato – è bene ricordarlo – dopo la deliberazione di dissesto finanziario assunta dal Comune di Campione il 7 giugno scorso, l’ipotesi di ristrutturazione del debito della casa da gioco è sostanzialmente un’esercitazione algebrica.
Il commissario liquidatore, che agisce in piena autonomia, è l’unico in questo momento legittimato ad assumere decisioni in materia contabile nel municipio dell’enclave. E il suo no alla rimodulazione dei debiti del Casinò equivale a una bocciatura totale delle scelte degli amministratori in carica. C’è di più: senza piano di ristrutturazione, la casa da gioco rischia il fallimento. Davanti al Tribunale di Como è infatti aperta un’istruttoria in tal senso.
Il giudice aveva dato tempo ai vertici della casa da gioco sino a oggi per «finalizzare un accordo» con i creditori e depositare il «ricorso ai fini della sua omologazione».
Dopo la decisione del commissario, tutto torna in alto mare. In un punto in cui soffiano venti di burrasca.
Ma come si è arrivati alla bocciatura del piano? E soprattutto, perché?
Nel dispositivo dell’atto del commissario liquidatore non ci sono indicazioni precise. Si fa riferimento alla relazione del consulente tecnico. Documento che, invece, è ricco di numeri e di considerazioni. Il punto di partenza è molto semplice: la società di gestione del Casinò è stata costituita ex novo nel 2014 proprio per garantire al Comune di Campione (socio unico della casa da gioco) «di disporre delle risorse necessarie per il conseguimento del pareggio di bilancio».
È del tutto evidente come il commissario non potesse avvallare una ristrutturazione del debito che sovvertisse, di fatto, questo principio.
Nel momento in cui il Comune avesse accettato di ricevere dal Casinò contributi variabili a seconda degli incassi, sarebbe stato impossibile per lo stesso Comune far quadrare i suoi conti.
Non solo: il debito pregresso, che il Comune ha sicuramente appostato a bilancio come residuo attivo, diventa difficilmente esigibile. E di conseguenza mina alle fondamenta la sussistenza stessa del documento contabile. Insomma: il no del commissario è praticamente obbligato. Un no in prima istanza più tecnico che politico.
Oltre a ciò, dalla relazione della consulente emerge una situazione debitoria del Casinò davvero sconvolgente.
La casa da gioco, al 30 giugno scorso, aveva un passivo di 132,391 milioni di euro. Di questi, 44,209 milioni erano dovuti al Comune e 31,248 milioni alla Banca Popolare di Sondrio, maggior creditore dopo il municipio.
Considerevoli anche i debiti verso fornitori (11,930 milioni di euro) e verso i propri dipendenti (9,294 milioni).
Difficile capire come sia possibile uscire indenni da questo vicolo cieco.
Contattato ieri dal Corriere di Como, il sindaco di Campione d’Italia, Roberto Salmoiraghi, ha annunciato una presa di posizione ufficiale e aggiunto di «non condividere nel modo più assoluto la posizione del commissario».
Salmoiraghi ha confermato di voler trovare una soluzione al problema, pure rendendosi conto – probabilmente – di avere margini di manovra molto limitati. Una cosa è certa: il fallimento del Casinò, che il Tribunale di Como potrebbe decretare a giorni, sarebbe la pietra tombale sulla possibilità di rinascita dell’enclave. Un’eventualità che tutti scongiurano, almeno a parole, ma che pochi adesso si sentono di escludere del tutto.

25 Luglio 2018

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Dario Campione

Dario Campione dcampione@corrierecomo.it


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