Cederna al San Teodoro

Personaggi –  L’artista reso celebre da Salvatores protagonista sabato sera dell’attesa “prima” sul restaurato palcoscenico canturino
Dopo essere stato completamente rinnovato e dopo una stagione organizzata in collaborazione con il Sociale di Como, il Teatro San Teodoro di Cantù si è messo in proprio.
Il cartellone 2012-2013, infatti, è frutto di un lungo lavoro di programmazione che ha coinvolto tutte le risorse interne del piccolo gioiello brianzolo diretto da Dario Galetti.
L’intenzione è quella di diventare il faro culturale della città, un luogo di riferimento rispetto al quale, dopo i grandi sforzi compiuti
e sostenuti economicamente anche dal Comune, si attende una risposta convinta da parte del pubblico. Il programma della nuova stagione è di tutto rispetto, non solo per gli spettacoli di prosa che costituiscono il nucleo centrale della programmazione: cabaret, danza, sinfonica, cameristica e teatro locale arricchiranno una proposta nel segno dei contenuti di qualità.
Il sipario si alzerà quindi sabato 6 ottobre, alle 21, con Il grande viaggio di Giuseppe Cederna e Francesco Niccolini, un monologo ispirato all’omonimo libro dello scrittore, attore ed esploratore romano. «È un viaggio vero e proprio – racconta Cederna – che porta fino alle cime himalayane e alle sorgenti del Gange, il fiume sacro della cultura indiana. E ai racconti dell’incontro più strano della mia vita in una grotta a 4.600 metri con una giovane ragazza asceta e il suo guru».
Cederna, quando ha scoperto l’India?
«Nel 1999, da allora ci torno una volta all’anno. Qui ho incontrato la meraviglia dei luoghi di preghiera mentre mi recavo verso il Gange. A 2.000 metri di altitudine si trova il villaggio di Barsu, dove il figlio del capo organizza trekking sull’Himalaya. Parlando con lui ho scoperto che il loro più grande problema è la salute: il primo ospedale si trova a un’ora e mezzo di cammino e le ragazze muoiono ancora di parto. È nata così l’onlus “Una cosa giusta Giampiero Bianchi” (dal nome di uno dei compagni del mio primo viaggio indiano, scomparso di recente), per dare lavoro alle donne del villaggio come ostetriche e infermiere».
Anche la sua professione l’ha condotta più volte sulle rive di un fiume.
«È vero, mi è capitato di rifletterci spesso. Forse c’è una sorta di disegno che mi porta sempre verso l’acqua durante le riprese dei miei film o durante la scrittura dei miei racconti. In fondo non sarà un caso se ho dedicato un libro al Ticino, scritto insieme con Carlo Cerchioli, Le voci del fiume, storie d’acqua e di terra».
Quando nel 2009 l’ha chiamata Hollywood riposava con vista sul Tamigi.
«Quella è stata un’esperienza così particolare che ci ho scritto Piano Americano, un racconto su quei quattro mesi di riprese a Londra con il regista premio Oscar Rob Marshall, con Nicole Kidman e molti altri. In questo volume racconto l’esperienza di un attore che in quella situazione vive anche l’esperienza privata di un uomo consapevole di guardare il cinema americano dal buco della serratura».
In fondo con “Mediterraneo”, di cui fu uno dei fortunati protagonisti, l’Oscar l’ha vinto anche lei.
«All’inizio il poter essere ricordato come il soldato Farina di Mediterraneo o uno dei quattro amici di Marrakech Express mi dava un po’ fastidio. Invece ora più passa il tempo e più sono felice di avere fatto quei film di Gabriele Salvatores a cui sono molto affezionato».
Come sta il cinema italiano?
«Ha un andamento oscillatorio, come sempre. Il cinema costa moltissimo, ma anche se viviamo in un momento di profonda crisi economica e culturale, non mancano bravi attori e ottimi registi come Soldini, Rubini, Virzì, Bellocchio e lo stesso Salvatores».
Lei non ha mai amato fare il regista.
«No, io sono un attore. A meno che non si tratti dei documentari che testimoniano i miei viaggi; in questo caso allora mi piace poter dire la mia anche nelle riprese e nel montaggio».
Nuovi progetti a cui sta lavorando?
«Presto mi vedrete sul piccolo schermo, ospite di Rai 2. Tra un mese verrà infatti trasmesso K2. La montagna degli Italiani, un film in due puntate sull’epica impresa alpinistica del 1954, dove interpreto la parte del capo spedizione Ardito Desio. Il 19 ottobre sarà poi il turno de La Casa di Bernarda Alba, spettacolo tratto dall’omonimo romanzo di Federico Garcia Lorca per la regia di Antonio Díaz-Florián».
I biglietti per gli spettacoli si possono acquistare ai botteghini del San Teodoro di Cantù, il martedì e il giovedì dalle 10 alle 13 e dalle 18 alle 20, oppure prenotandoli alla mail biglietti@teatrosanteodoro.it.

Maurizio Pratelli

Nella foto:
il palcoscenico e la platea del Teatro San Teodoro di Cantù, completamente rinnovato. La sala dopo una stagione organizzata in collaborazione con il Sociale di Como ora si è messa in proprio.

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