Centrodestra, divide pure la grande Como. Opposizioni all’attacco: maggioranza sempre meno solida

Palazzo Cernezzi

La maggioranza che governa il Comune di Como non trova l’accordo nemmeno su uno dei punti meno problematici del suo programma elettorale. L’ennesimo segnale di tensione è giunto mercoledì sera in consiglio comunale durante una seduta che tutto lasciava presagire, tranne le possibili fibrillazioni del centrodestra. Lo “strappo” è avvenuto sul voto della mozione riguardante la «Grande Como», presentata dal consigliere di Fratelli d’Italia, Sergio De Santis e appoggiata più o meno trasversalmente da quasi tutti i gruppi.
Al momento del voto, la Lega si è astenuta. Una scelta che tutti hanno letto in controluce come un segnale di guerra (sotterranea) al partito di Giorgia Meloni.
L’idea dell’aggregazione dei Comuni della cintura al capoluogo data da moltissimi anni. Il Corriere di Como, ad esempio, se ne occupò con una lunga inchiesta nel 1998.
La coalizione che guida la città ha inserito il progetto della grande Como nel suo programma elettorale. Era quindi scontato che tutti votassero il documento proposto da De Santis. E invece, non è stato così.
La lettura di questa nuova, piccola “crisi” interna al centrodestra è molteplice. C’è chi sostiene che la Lega abbia voluto lanciare un segnale a Fratelli d’Italia e mostrare di non aver gradito la conferenza stampa sui numeri del disagio in città e sulla necessità di realizzare subito il nuovo dormitorio. C’è anche chi mette in evidenza come la crescita di consenso nel Paese verso la leadership (nel campo conservatore) di Giorgia Meloni stia infastidendo oltremisura Matteo Salvini, il quale avrebbe detto ai suoi di contrastare, in periferia, ogni iniziativa del partito alleato. Un dato è chiaro: anche a Como, i rapporti interni al centrodestra sono caratterizzati ormai da tempo da un dialogo davvero scarso.
«Manca la politica», sentenzia il capogruppo azzurro Enrico Cenetiempo.
«La maggioranza è più frantumata che mai e oggi la linea di frattura è tra Lega e Fratelli d’Italia – dice invece Bruno Magatti, capogruppo di Civitas – Mercoledì sera ho capito subito come sarebbe andata a finire. All’inizio non c’era il numero legale, poi garantito dalla presenza in aula di due consiglieri dell’opposizione. Anche per questo ho detto che mi sarei astenuto sulla mozione. Non perché fossi contrario, ma per evidenziare l’ulteriore divisione del centrodestra. L’astensione della Lega è stata una scelta politica».
«Il sindaco deve fare chiarezza, anche perché così non può governare – dice il capogruppo del Pd, Stefano Fanetti – la mozione De Santis proponeva quanto scritto nel programma elettorale della maggioranza».
L’ultima considerazione, ironica, è ancora di Magatti: «La questione grande Como è paradossale – dice – se il sindaco non ha la leadership piena della sua maggioranza come pensa di essere leader di un territorio più ampio?».

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