Certificato verde e turisti stranieri: sul Lago di Como scoppia il “caso”

Green pass Como

Sul Lago di Como scoppia il caso del green pass per i turisti stranieri, che da settimane sono finalmente tornati ad animare i centri rivieraschi. Un problema di non poco conto per baristi, ristoratori e, indirettamente, pure per chi gestisce un albergo.
«Per un territorio turistico come il nostro, le maggiori difficoltà riguardano i turisti stranieri», sottolinea Claudio Casartelli, presidente di Confesercenti Como, dopo i primi cinque giorni di green pass obbligatorio.
«Ci sono situazioni in cui nascono discussioni con gli esercenti perché un cliente straniero si siede senza chiedere per bere un caffè o solo per aspettare il suo gelato – spiega – In tanti Paesi esteri la certificazione verde non esiste. Ci sono locali in cui lavora solo il barista, che deve correre e spiegare la situazione. Gli esercenti vivono con apprensione e paura per le sanzioni questi giorni».
Casartelli sottolinea poi un’altra questione, quella delle compagnie o delle famiglie numerose. «Per Ferragosto tutti stanno cercando ristoranti con spazi all’aperto, perché nei gruppi numerosi c’è statisticamente almeno una persona che non ha ancora il green pass – dice Casartelli – Tanti ristoranti devono respingere i clienti. Confidiamo che dopo questi mesi estivi di stretta, da fine settembre tutto possa rientrare. Altrimenti si rischiano gravi danni per bar e ristoranti. Chiaramente l’obbligo del “pass” non segue una necessità di sicurezza nei locali, non si spiegherebbero nel caso i provvedimenti precedenti. Prima si poteva sedersi al tavolo e togliere la mascherina, oggi si può stare solo al bancone».
«Si è voluto costringere tanti italiani indecisi a vaccinarsi – aggiunge – La forzatura sembra che abbia funzionato, lo dicono e lo diranno i numeri. Però il Covid deve tornare a breve a essere considerato solo uno dei fattori di rischio per la salute, ma non l’unico, per garantire un ritorno graduale alla normalità», conclude.
«A livello di categoria, noi albergatori per adesso siamo più che altro spettatori della normativa – dice Luca Leoni, presidente dell’Associazione Albergatori di Confcommercio Como – Il nostro cliente non ha alcun obbligo di mostrare il pass».
Anche nel caso della consumazione in hotel, ha precisato Leoni, il green pass, per adesso, non è stato motivo di problemi o contestazioni.
«Chiediamo il certificato solo se le persone desiderano mangiare all’interno – ha detto Leoni – ma le strutture della zona possono contare su una grande capienza degli spazi all’aperto», prosegue il presidente. Equilibri destinati a cambiare in autunno però, quando il Lario è tradizionalmente meta del turismo anglosassone.
Leoni in tal senso ha già riscontrato un forte calo della presenza inglese. Le tante cancellazioni anche dell’ultima ora sembrano essere dovute alle differenti regole sugli spostamenti tra Stati. «La non uniformità delle norme europee e gli obblighi di quarantena dal Regno Unito – conclude – sono difficoltà piuttosto evidenti».

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