Coltellate all’amica prima del caffè. Anche l’Appello conferma i 5 anni e mezzo

altL’aggressione avvenne a Lipomo nel mese di aprile del 2013. Ieri il secondo grado
Nessuno sconto di pena nemmeno in Appello. Nonostante l’avvocato della difesa, Fabio Gualdi, abbia tentato di convincere i giudici che il proprio assistito quel giorno non voleva uccidere. Tanto che fu lui il primo a soccorrere l’amica ferita. Alla fine però tutto è rimasto come era e anche la sentenza di secondo grado ha confermato in pieno l’accusa – tentato omicidio – e gli anni di pena: 5 e mezzo.
Si è svolto ieri a Milano il processo a carico di Giuseppe Rizzo, 47 anni di Lipomo

. Fu lui, secondo la tesi portata avanti alla procura, a colpire all’addome la 57enne vicina di casa da cui si era recato per prendere un caffè. Episodio di sangue che risale all’aprile del 2013.
Rimangono misteriose – ancora oggi – le cause e il reale movente di quanto avvenne, mai realmente spiegato dall’imputato.
La vittima, sentita nell’imminenza dei fatti ai tempi dell’aggressione, rivelò che Rizzo in casa l’aveva fatto entrare lei. «Era venuto a prendere un caffè, come faceva spesso», disse. «Poi non so cosa sia successo. Io stavo guardando la fine di un film e mi ha aggredita».
L’imputato, nel corso del processo di primo grado in abbreviato di fronte al giudice dell’udienza preliminare di Como, ammise «di non sapersi spiegare il perché di quel gesto» aggiungendo che «non voleva fare del male all’amica». Che invece fu colpita da un coltello a serramanico con una lama lunga undici centimetri, che causò una prognosi di 50 giorni e il concreto rischio di morte. Da qui l’accusa di tentato omicidio che ha resistito sia nel palazzo di giustizia comasco, sia in quello milanese con la conferma dei 5 anni e mezzo di pena. E anche ieri, come già a Como, l’avvocato della difesa Fabio Gualdi ha tentato di convincere il giudice del fatto che l’uomo si pentì subito dell’accaduto, tanto che fu il primo a chiedere i soccorsi per la vittima rimanendo sul posto. Anche se tentò comunque di depistare le indagini cambiandosi gli indumenti sporchi di sangue prima dell’arrivo dei carabinieri. Ma alla fine a Rizzo non è stato scontato nulla. Il fatto risale al 29 aprile 2013 in via Cà Rota a Lipomo. I due – Rizzo e la vicina di casa – si conoscevano da oltre due anni e avevano un rapporto esclusivamente d’amicizia. Quella sera, Rizzo era andato a casa della vicina per prendere un caffè e per vedere un film, come faceva spesso. La serata si trasformò però in una brutale aggressione che si concluse solo quando la vittima era ormai a terra priva di conoscenza. Il tutto dopo averla accoltellata e aver tentato di soffocarla.
La prognosi della signora fu di 50 giorni. E, come detto, rimane inspiegabile ancora oggi il motivo del gesto. La stessa Procura ha ammesso che quel fatto si svolse «in assenza di motivazione alcuna».

Mauro Peverelli

Nella foto:
I carabinieri intervenuti in via Cà Rota la sera del tentato omicidio che risale al mese di aprile del 2013

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