Comasco e Ticino così vicini e così lontani

LA DISTANZA DELLO STILE IN POLITICA
Leggevo recentemente sul “Corriere di Como” che secondo Giuliano Bignasca, personaggio che peraltro rappresenta solo una parte minoritaria della Svizzera,  per un’eventuale annessione al Ticino della nostra provincia sarebbe necessaria la realizzazione di molte infrastrutture tecniche; leggendo qualche pagina dopo  quanto accaduto con il vostro sondaggio a livello telematico direi che le infrastrutture che mancano per poter fare un “trasferimento” siano più che altro mentali: correttezza, senso civico, dignità.
Dato che seguo sempre via Internet giornali, radio e telegiornali svizzeri, ricordo che quando ci sono state le proteste contro la chiusura, ventilata e poi fortunatamente annullata, delle officine ferroviarie di Bellinzona, una signora che andava a Berna a protestare davanti al Parlamento ha dichiarato (più o meno) durante un’intervista: «Io ho eletto dei rappresentanti al Parlamento e vado a Berna perché ho fiducia in loro e voglio, assieme agli altri, esporre le nostre ragioni, perché sono certa che le comprenderanno». La lingua era italiana, ma per il resto era un altro mondo…
Lo spettacolo dato dai nostri consiglieri comunali che hanno cercato di imbrogliare in maniera plateale persino in un gioco come quello del sondaggio non fa altro che mostrare come la vicinanza tra le due regioni (Comasco e Ticino) sia solo fisica e linguistica, ma la cultura è profondamente diversa.
Se in Ticino si comportassero come da noi, la gente li caccerebbe a pedate; da noi verranno rieletti alla grande perché – come ben spiegava Giordano Bruno Guerri nei documentari storici di Radiodue “Alle otto della sera” – il consiglio delle mamme è sempre stato: “Fatti furbo, perché così si avanza nella vita”, e i nostri consiglieri cos’hanno italianamente fatto se non i “furbi”?
Roberto Tomasi

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