Come gli stiliti per guardare meglio

opinioni e commenti di lorenzo morandotti

di Lorenzo Morandotti

«Quando tirarono giù la ringhiera, lo trovarono con le ginocchia piegate al petto, le cosce attaccate ai talloni e ai polpacci. E dopo che il suo corpo venne disteso a forza, ci fu uno scricchiolio d’ossa sì da pensare che fosse andato in pezzi; ma una volta disteso, non mancava assolutamente nulla, anche se i piedi erano consumati dalle infezioni e mangiati dai vermi». Non siamo in un romanzo horror ma in una pagina di storia del Cristianesimo.

Lo stilitismo – pregare per anni o addirittura  decenni in cima a una colonna, separati dal mondo – come conferma un insigne storico della Chiesa comasca, «non è tradizione delle nostre terre ma della chiesa d’Oriente». Per saperne di più occorre leggere il passo citato (siamo nel 493 d.C.)  nel volume edito da SE di Milano Fra terra e cielo. Vita di Daniele Stilita a cura di Laura Franco.  Quella di Daniele,  ben 33 anni passati in cima alla sua colonna, fu   vicenda che tenne banco a Costantinopoli.

E oggi? Astrarsi dalla realtà e contemplare i problemi del mondo dall’alto sarebbe una tentazione, salvo che useremmo un drone e piloteremmo il tutto spaparanzati sulla poltrona da lockdown, probabilmente, per contemplare  una città ricca come Como che non sa risolvere con il dovuto orgoglio problemi ultradecennali come le aree dismesse, un Paese diviso tra immunità  (sperata) e impunità (ormai atavica per molti cialtroni in circolazione), senza contare, per tornare alla terra di Daniele, la crisi italoturca…  E poi oggi chi te la cede a buon mercato, una colonna? E magari la vorresti pure Covid free? Meglio allora immergersi  nel mondo,  tra  rabbia, povertà e  lacerazioni sociali crescenti? Forse c’è una terza via, fra terra e cielo: contemplativi sì ma senza mai dimenticare che siamo carne e sangue.  Mezzo millennio fa ce lo ha insegnato Raffaello con la sua Scuola d’Atene:  al centro  Platone (con la faccia e la barba di Leonardo) e Aristotele,  figure fondamentali  e complementari per lo sviluppo del pensiero occidentale. Platone  solleva il dito verso l’alto, Aristotele          auspica il ritorno al mondo sensibile. Qualcuno dice che il Rinascimento per l’Italia è stato solo una botta di fortuna. Io spero fermamente di no.

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