Como e Varese diventano sudditi della Brianza

Monza resterà capoluogo insieme con Lecco
Il governo tecnico non smentisce se stesso. Tira dritto sugli accorpamenti delle province e per non accontentare pochi, alla fine sceglie di scontentare tutti. La Lombardia del futuro, disegnata sulla carta a Palazzo Chigi, sarà a 7. Como si unirà con Varese e Monza. Lecco andrà con Sondrio mentre a Sud, Mantova, Lodi e Cremona formeranno un’unica entità territoriale.
Niente deroghe, dunque, e nuove province che rispettano i parametri previsti dal decreto sulla spending review.
Sfuma il sogno comasco
 di rimanere capoluogo. Allo stesso modo, tramontano le ambizioni autonomistiche di Varese. Sarà invece Monza – città con il maggior numero di abitanti – a fregiarsi del gonfalone. Con buona pace di chi, fino a poche settimane fa, era convinto di poter tagliare fuori l’ultima nata tra le province lombarde dal necessario riordino dei confini amministrativi.
La proposta di riassetto del Consiglio delle Autonomie Locali (Cal) licenziata all’inizio di ottobre non è stata nemmeno presa in considerazione.
Colpa anche della crisi politica che ha travolto la giunta regionale e ha, di fatto, impedito che il consiglio lombardo potesse affrontare l’argomento.
L’accordo tra i partiti è tale per cui lo stesso consiglio sarà convocato soltanto per discutere una eventuale modifica della legge elettorale.
Il testo del decreto che riduce drasticamente le province non è ancora definitivo ma l’anticipazione data ieri dal Corriere della Sera ha messo in moto un dibattito politico dai toni piuttosto agitati.
Nel Comasco nessuno è ovviamente soddisfatto.
Leonardo Carioni, commissario straordinario a Villa Saporiti, lancia anche una lettura provocatoria. Sottile quanto intrigante. «Dietro questa proposta – dice – potrebbe esserci lo zampino di Formigoni». Sarebbe infatti la vendetta di chi ha dovuto suo malgrado cedere il posto di comando.
«Con questi accorpamenti – fa notare Carioni – Lecco, città di origine del governatore, resta capoluogo. Mentre le province presiedute da uomini della Lega (Sondrio, Varese e la stessa Como) sono assorbite da altri territori».
Lettura politicamente non amichevole, quella di Carioni, ma sufficientemente suggestiva da meritare una riflessione.
«La decisione del governo – aggiunge l’ex presidente della Provincia – è stata presa senza consultare le autonomie locali. Si rafforza quanto avevo detto tempo fa: se tutti avessero tenuto duro e tutti insieme avessimo rivendicato l’autonomia, qualcosa in più si sarebbe potuto strappare».
Luca Gaffuri, presidente del gruppo regionale del Pd, si dice «convinto e fiducioso che qualcosa possa ancora cambiare. La legislatura lombarda è finita, il consiglio non voterà più alcuna proposta. Adesso il lavoro politico va fatto sul governo ma a livello parlamentare. Vediamo come va a finire. Non darei nulla per scontato», aggiunge.
Anche Dario Bianchi, consigliere regionale comasco della Lega, “preme” sulle Camere. «Il Parlamento – dice – è chiamato a fare una legge, chi è in maggioranza dovrà far valere le idee portate avanti sul territorio».
Nel merito della proposta, Bianchi sostiene che «spaccare nuovamente il lago in due è sbagliato. Sarebbe stato meglio accogliere la proposta del Cal». Su quanto abbia influito la crisi in Regione nella definizione del progetto, Bianchi è esplicito: «Ha inciso nulla, perché il governo aveva già deciso di non applicare deroghe».

Dario Campione

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