Como Patrimonio dell’umanità. Progetto culturale da coltivare

Interventi e repliche

Tra le missioni dell’Unesco vi sono l’identificazione, la protezione e la tutela dei patrimoni culturali e naturali di tutto il mondo. Con la Convenzione sulla Protezione del Patrimonio Mondiale (1972) l’Unesco ha riconosciuto 936 siti (725 beni culturali, 183 naturali e 28 misti) in 153 Paesi del mondo. L’Italia è la nazione che detiene il maggior numero di siti, 47 per la precisione.
La Convenzione intende per Patrimonio culturale un monumento, un gruppo di edifici o un sito di valore storico, estetico, archeologico, scientifico, etnologico o antropologico, eredità del passato di cui oggi beneficiamo e che trasmettiamo alle future generazioni. Il concetto di Patrimonio Mondiale è la sua applicazione universale, come dire che i siti appartengono a tutte le popolazioni del mondo, al di là dei territori nei quali sono collocati.
L’Unesco incoraggia i Paesi ad assicurare la protezione del proprio Patrimonio con una politica generale intesa ad assegnare una funzione strategica allo stesso nella vita collettiva e integrando la protezione di questo Patrimonio nei programmi di pianificazione generale.
L’Unesco si adopera per incoraggiare gli Stati componenti della Convenzione a proporre siti e a sensibilizzare l’opinione pubblica sulla tutela del Patrimonio mondiale. L’idea avanzata e sostenuta da chi vorrebbe Como tra i siti Patrimonio dell’umanità di per sé sottende i desiderata della Convenzione Unesco, quindi andrebbe approfondita con il concorso di tanti.
Como “culla del Razionalismo”, con i padri di questa disciplina e alcune opere meta di visitatori da tutto il mondo: la Casa del Fascio, il Palazzo Novacomum, l’asilo Sant’Elia, il Monumento ai Caduti sono sui libri di architettura in tutto il mondo. Como “culla del Romanico”, con le Basiliche di Sant’Abbondio, San Fedele e San Carpoforo. Il lago di Como, sede di un’importante scuola navale romana e di per sé perla per l’umanità. Diventare Patrimonio dell’umanità richiede attenzione per la valorizzazione dei siti e la creazione di infrastrutture adeguate al ruolo: musei ed eventi sui temi, periodici appuntamenti che possano richiamare studiosi e appassionati. Puntare, dunque, su un turismo particolare che non soltanto si aggiunge al flusso di visitatori che già frequentano il territorio, ma che appositamente lo raggiungono.
Questo può favorire la “destagionalizzazione” auspicata da operatori e amministratori. Un impegno non facile, ma le forze in campo sono in grado di approfondirlo e, quindi, realizzarlo. Non va dimenticato che in città hanno sede due importanti Università (Politecnico e Insubria) in grado di mettere in azione elevate professionalità e dare un fattivo contributo allo sviluppo del progetto.
Anche il sistema imprenditoriale turistico ha dimostrato una sensibilità utile per intraprendere nuove strade. Se, poi, lo sviluppo economico del territorio non può che puntare sul turismo per riprendersi e potenziarsi è chiaro come proposte quale quella di fare di Como un sito Patrimonio culturale dell’umanità ha le radici per crescere. La data prevista per Expo 2015 rappresenta poi un plus da tenere presente.
Guido Capizzi – economista e ricercatore

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