Como resta capoluogo e si unisce a Varese e Lecco

È l’ipotesi che oggi dovrebbe avere il via libera dal consiglio dei ministri
Il puzzle dovrebbe ricomporsi definitivamente oggi, con un’immagine finale che, se confermata ufficialmente, renderebbe felici i comaschi. Il consiglio dei ministri, riunito di nuovo oggi dopo il vertice di ieri, dovrebbe varare il decreto-legge che disegnerà il nuovo assetto delle province italiane. Un assetto che vedrebbe Como confermata città capoluogo di una provincia che comprenderà anche Lecco e Varese, non più Monza – come inizialmente previsto – perché la città brianzola tornerebbe
sotto Milano. Sondrio, per restare ai territori a noi vicini, manterrebbe la propria autonomia in virtù del suo territorio prevalentemente montano.
Se il governo desse oggi, come ormai sembra intenzionato a fare, il via libera a questa soluzione, per Como i vantaggi sarebbero molteplici, a partire, appunto, dalla possibilità di mantenere il ruolo di capoluogo.
Una prerogativa che la città di Volta dovrebbe riuscire a conservare soltanto grazie all’uscita di Monza dai giochi che riguardano le tre province pedemontane. Se Monza fosse invece rimasta sul tavolo come possibile partner di Como, Varese e Lecco, infatti, avrebbe conquistato il ruolo di città capoluogo perché la normativa sul riordino delle province, varata dal governo nell’ambito della spending review, prevede che sia la città più popolosa – Monza appunto – a guidare le danze. Una volta che il centro brianzolo viene estromesso dai giochi, grazie alla possibilità di venire aggregata a Milano, la strada per Como capoluogo è spianata, visto che la città di Volta non soltanto conta più abitanti di Varese e di Lecco, ma vanta anche una inattaccabile posizione baricentrica nell’ambito di quella che quasi certamente sarà la nuova provincia costituita dall’aggregazione degli attuali territori di Como, Lecco e Varese.
Un secondo vantaggio non da poco è il fatto che la riunione di Como con Lecco porterebbe alla riunificazione del lago e del sistema turistico che attorno al Lario prospera, senza dimenticare il delicato tema delle infrastrutture stradali.
In terzo luogo, l’aggregazione con Lecco e Varese avrebbe benefici pure sul sistema della formazione universitaria, visto che i due atenei presenti in città, l’Insubria e il Politecnico, hanno rispettivamente sede anche a Varese e a Lecco.
L’elenco dei benefici di una simile scelta sarebbe lungo e la speranza dei comaschi è che oggi il consiglio dei ministri confermi ufficialmente l’orientamento emerso negli ultimi giorni, ponendo così fine a una ridda di ipotesi e di proposte di accorpamenti che si sono susseguite di recente e che hanno visto Como aggregata soltanto a Lecco e Varese oppure abbinata a Varese e Monza o, ancora, “sposata” con Lecco, Varese, Sondrio e Monza.
Tutte ipotesi che partivano da un dato di fatto. I criteri stabiliti dal governo per la sopravvivenza delle province sono due: una popolazione superiore a 350mila abitanti e una superficie non inferiore a 2.500 chilometri. Per poter conservare l’autonomia, una provincia deve soddisfare contemporaneamente entrambi i parametri. Cosa che per Como non avviene visto che il territorio lariano ha una superficie troppo piccola, pari a solo 1.288 chilometri quadrati, mentre sul fronte della popolazione avrebbe invece i numeri per restare a galla da sola, poiché conta oltre 587mila abitanti.
La proposta che oggi dovrebbe tradursi in realtà, quella dell’unione di Como con Lecco e Varese, ripropone l’ipotesi avanzata, nel settembre scorso, dal Tavolo comasco per la competitività e lo sviluppo, che aveva indicato proprio questa come la soluzione ottimale.

Marcello Dubini

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.