Como ricordi la vocazione turistica e intercetti il flusso dell’AlpTransit

Il “Corriere di Como” riferisce che il Consiglio Federale svizzero si dichiara pronto a stanziare somme ingenti (quasi 200 milioni di euro) per finanziare il potenziamento del sistema ferroviario a sud di AlpTransit. Si tratta di una notizia coerente con una storia plurisecolare di cooperazione internazionale sulle grandi opere infrastrutturali tra Italia, Svizzera e altri Paesi europei.
Qualche esempio: il collegamento ferroviario tra Como e Chiasso, anello di congiunzione di un asse trasportistico di più ampio respiro, venne dibattuto (anche aspramente) e finalmente ratificato nei trattati internazionali del 30 giugno del 1864 e del 15 ottobre 1869. Conseguentemente il traforo del San Gottardo venne finanziato, a partire dal 1870, anche con ingenti somme della Provincia e dei comuni comaschi e varesini (500.000 lire dell’epoca dall’amministrazione provinciale; 200.000 lire dal Comune di Como). Analoghi impegni furono assunti per il porto di Genova. Stanti queste premesse non si capisce quindi tanta meraviglia per la proposta elvetica.
Diciamola tutta: soldi svizzeri da spendere in casa nostra aleggiano già da alcuni anni, nella fattispecie per il finanziamento di un interporto per lo scambio gomma-ferro a sud di Como. Progetto tenuto tanto segreto da essere notissimo a molti, ma ignoto ai più: un errore metodologico fatale, probabilmente alla base del fallimento dell’idea stessa. Tornando, infatti, all’800 e ripensando ad esempio al progetto di ferrovia tra Como e Lecco, scopriamo un grande fiorire di studi, pubblicazioni, comitati che impressero realmente forza e sostanza al progetto e tolsero il sonno a più di un politico.
Nello specifico di AlpTransit, che le città di Varese e Como siano in concorrenza è una verità solo parziale. In realtà i due tronchi sud hanno sbocchi diversi: dal Gaggiolo verso Arcisate si arriva a Malpensa; da Chiasso, Seregno e Monza a Milano. Caso mai l’area direttamente concorrente con quella comasca è la zona di Busto Arsizio e Gallarate, sulla quale insistono gli imponenti terminal intermodali delle aziende leader del settore, le quali non fanno mistero di preferire il valico di Luino e la nuova bretella Arcisate Stabio Mendrisio al potenziamento della Como-Chiasso.
In tutto questo dibattito cosa può fare Como? Semplicemente ricordarsi della sua vocazione primaria: quella turistica! Dalla Svizzera interna AlpTransit consentirà risparmi di un’ora e mezza nello scendere a sud, eppure la stazione di Como San Giovanni rischia di essere tagliata fuori. Perché? Perché una linea veloce non si può permettere di effettuare un numero di fermate troppo serrato, quindi dopo Chiasso punterebbe direttamente su Milano, molto probabilmente percorrendo la galleria Monteolimpino 2.
Conclusione: AlpTransit nasce per il trasporto merci, ma non esclude il traffico viaggiatori. A Como qualcuno si sta ponendo il problema di intercettare questo flusso, magari con accordi diretti ed ipotesi di collegamento tranviario/metropolitano con Chiasso? Oppure trattando per alternare la sosta dei convogli internazionali una volta a Chiasso e una volta a Como? Su una cosa siamo d’accordo: questi temi non si improvvisano, però siamo in ritardo se non vogliamo “perdere il treno”.
Dalla Svizzera lanciano una sfida: chi la raccoglierà a Como e andrà a bussare alle porte del Pirellone?
Roberto Ghioldi, Salvo Bordonaro – COMOinTRENO

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