Como, servizi da aggregare, dall’ex Sant’Anna alla caserma

La caserma De Cristoforis a Como

Aggregare, razionalizzare, delocalizzare e dunque liberare per destinare ad altre funzioni. Sono le parole d’ordine che fanno da filo conduttore alle proposte di riqualificazione degli spazi urbani che sono emerse in città in questi ultimi anni.

La logica di fondo è la stessa, quasi una necessità in un capoluogo, come quello lariano, stretto tra lago e monti: utilizzare aree già oggetto di edificazione, in molti casi abbandonate, in altri ampiamente sottoutilizzate.
Riempire i vuoti, insomma, per non consumare nuove porzioni di territorio. E per concentrare in quei vuoti, lontani dalla Città murata, funzioni e opportunità che possano convivere con una mobilità più sostenibile, liberando il centro dalla morsa del traffico.

L’ultima proposta, in ordine di tempo, è di questi giorni e arriva direttamente da Palazzo Cernezzi e riguarda appunto gli uffici comunali: spostare il municipio in Ticosa, come fulcro di un più ampio progetto di riqualificazione dell’area della ex tintostamperia di via Grandi.
Alla stessa logica risponde il progetto, per ora sulla carta, di dare vita a una cittadella dei servizi nella caserma De Cristoforis. L’enorme struttura militare – che per decenni ha ospitato migliaia di reclute per poi, progressivamente, svuotarsi – potrebbe divenire il perimetro entro cui accorpare, per esempio, le sedi di Agenzia delle entrate (oggi in viale Cavallotti), Prefettura (in via Volta, all’interno di locali di proprietà della Provincia di Como), Archivio di Stato (via Briantea) e Direzione del lavoro (via Bellinzona). Con indubbi vantaggi per gli utenti, che in un singolo luogo potrebbero avere accesso a molteplici uffici. A patto che, oltre ai necessari finanziamenti, sia possibile sia riorganizzare l’area dal punto di vista dell’accessibilità, con collegamenti pubblici e parcheggi, sia immaginare nuove funzioni per gli edifici che oggi ospitano questi enti.

Sul fronte sanitario, un percorso simile è stato attuato, anche se non ancora portato a compimento, nell’area del vecchio ospedale Sant’Anna, dove è sorta una vera e propria Cittadella della salute, che ha visto il progressivo accorpamento di una serie di ambulatori e servizi sociosanitari prima dislocati altrove in città. Il punto dolente di questa operazione resta la porzione di edifici del vecchio Sant’Anna destinati ad essere venduti ai privati, con funzioni non più sanitarie ma residenziali e commerciali, e tuttora rimasti invenduti.

Sempre in ambito sanitario, infine, resta da anni irrisolto il futuro dell’ex ospedale psichiatrico del San Martino, una vasta area verde disseminata di padiglioni in gran parte inutilizzati. È stata al centro di un progetto per trasformarla in Campus universitario, vista la vicinanza con le sedi di via Valleggio, ma l’assenza di un piano finanziario credibile e il progressivo disimpegno da Como del Politecnico di Milano hanno definitivamente affossato l’operazione.

A Como il gioco dei vuoti e dei pieni stenta a prendere forma. Altrove, invece, complici la disponibilità di capitali e un disegno di città già tracciato da tempo, le aree sottoutilizzate o dismesse rifioriscono. Basta osservare Milano per rendersene conto.

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