Piscina Sinigaglia, parapetti troppo bassi. Accesso vietato alle piattaforme per i tuffatori

La piscina Sinigaglia

Nel dicembre del 2007 la struttura era stata elogiata da Klaus Dibiasi in persona, in visita a Como.
Il più famoso tuffatore nella storia dello sport italiano, aveva visitato ufficialmente la piscina Sinigaglia di Como per constatare i progressi della scuola all’epoca promossa dalla società Ice Club, e per lanciare il progetto rivolto ai giovani della Federazione.
Un impianto considerato d’eccellenza, dunque, la piscina Sinigaglia, che però in questi giorni deve far fronte a una batosta di non poco conto. Le piattaforme dei trampolini d’altezza di 5 e 3 metri non sono infatti utilizzabili. L’accesso ai praticanti è stato vietato.
Il motivo? «In seguito a un controllo dell’Ats, è emerso che l’altezza del parapetto è di 85 centimetri, mentre la normativa impone almeno un metro», spiega Marco Benzoni, direttore generale di Como Servizi Urbani, che gestisce la piscina. E così la società si è trovata costretta a vietare l’accesso. Un problema che era già emerso a gennaio con i parapetti del ballatoio che corre lungo il perimetro della vasca.
Impossibile intervenire immediatamente, perché la piscina Sinigaglia fa parte dello stadio – costruito nel 1927 – che è un bene architettonico vincolato alla Soprintendenza. E ogni parte non può essere toccata senza un nulla osta specifico.
Fu la stessa Soprintendenza, ad esempio, ad approvare la posa della targa di largo Stefano Borgonovo, quando anni fa si decise di dedicare il piazzale davanti allo stadio allo sfortunato giocatore del Como scomparso a causa della Sla.
Quindi anche per alzare di 15 centimetri un parapetto serve la concessione della Soprintendenza. «Se ne è parlato ma finora non ci sono arrivati segnali molto positivi», spiega Marco Galli, assessore allo Sport.
La situazione, dunque, è in una fase di stallo con la conseguenza che le due piattaforme sono chiuse mentre, almeno quelli, i trampolini possono essere utilizzati.
Quale potrebbe essere la soluzione? «La mia idea – dice ancora Benzoni – è che ci si debba sedere tutti assieme un tavolo e trovare una via d’uscita: quindi Comune di Como, Soprintendenza e Ats».
«Penso che ci possa essere un sistema tecnico che alla fine possa andare ad accontentare ogni esigenza», conclude il direttore di Como Servizi Urbani.

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