«Completare AlpTransit a Sud di Lugano». Il voto unanime del Parlamento ticinese

AlpTransit

«È chiaro a tutti che se non si procede subito con il completamento di AlpTransit, con il tracciato a Sud di Lugano e l’aggiramento di Biasca e Bellinzona, o quantomeno alla sua progettazione, il rischio è che, per un lungo periodo, interessi contrastanti di vario tipo ne facciano ritardare irrimediabilmente la realizzazione e che si rimanga ancora per decenni con un’opera straordinaria ma incompleta».
Il Parlamento del Canton Ticino ha approvato nella sua ultima sessione, con un voto unanime, una mozione – sottoscritta dai capigruppo di tutti i partiti – con cui si chiede al governo cantonale di «far allestire, in tempi rapidi, uno studio che valuti implicazioni e opportunità legate al completamento del sistema AlpTransit» ma anche i «rischi» che si correrebbero «qualora questo completamento non avvenisse in tempi ragionevoli». Uno studio nel quale, secondo il Gran consiglio di Bellinzona, dovrebbe essere coinvolta anche la «vicina Lombardia», possibile «partner, nell’ambito di un progetto Interreg, di respiro transfrontaliero e internazionale».
In un «rapporto» della commissione Gestione e Finanze, allegato alla mozione e firmato dalla deputata dei Verdi Samantha Bourgoin, i deputati ticinesi spiegano con chiarezza che «La storia delle infrastrutture di trasporto mostra come vi siano opere che si giustificano non tanto come risposta a un problema di capacità rispetto ad una tendenza di crescita della domanda, bensì come scelta strategica rivolta al futuro. Le decisioni relative al completamento di AlpTransit, a Sud così come a Nord, verso le connessioni con la rete ferroviaria europea ad alta velocità, devono rispondere a questo tipo di logica».
In pratica, il Parlamento ticinese insiste nel sottolineare come l’alta velocità svizzera, dopo l’apertura del tunnel di base del Monte Ceneri, potrebbe diventare una vera e propria incompiuta e quindi perdere il suo valore strategico di asse di collegamento tra il Mediterraneo e l’Europa del Nord, lungo la rotta tra i grandi porti di Genova e di Rotterdam.
D’altro canto, fanno notare sempre i deputati ticinesi, «la questione» può pure «essere vista come una rivendicazione territoriale». Il Ticino, infatti, è oggi «attraversato da assi di trasporto nazionali e internazionali» che in un futuro molto prossimo potrebbero permettere «forti potenziali di ricupero nel traffico passeggeri inter-metropolitano e mutamenti nello scenario dei trasporti merci (raddoppio delle capacità del canale di Suez)», oltre che «nelle politiche dei transiti alpini e del trasferimento delle merci dalla gomma al ferro». Scelte «poco lungimiranti», sottolinea il Gran consiglio, potrebbero privare il Ticino di questi possibili vantaggi: vale a dire, sfruttare il fatto che il treno veloce da Nord a Sud, attraversando tutto il cantone, possa portare turisti e decongestionare il traffico dei Tir che oggi intasa l’autostrada A2. Un progetto che riguarda direttamente anche la provincia di Como, terminale di questo possibile prolungamento di AlpTransit e anch’essa destinataria di tutte le opportunità che si aprirebbero in futuro.

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