Condannato l’allenatore di calcio accusato di molestie

La sentenza – Nessuna delle otto vittime si è costituita parte civile
La pena è 3 anni e otto mesi, due anni in meno rispetto alle richieste dell’accusa
Tre anni e otto mesi (l’accusa ne aveva chiesti due in più, ovvero cinque anni e 8 mesi) per il 31enne allenatore delle squadre giovanili di calcio finito a processo con la pesante accusa di violenza sessuale (in un caso), tentata violenza (in altri sette episodi) e detenzione di materiale pedopornografico.
La decisione è stata presa ieri mattina dal giudice dell’udienza preliminare del tribunale di Milano, Donatella Banci Buonamici, al termine del rito Abbreviato scelto dalla difesa dell’imputato

, ovvero gli avvocati Giovanni Spinelli e Giuseppe Monti.
Si è concluso così, con una pena tutto sommato mite viste le accuse sul piatto, il processo per gli episodi avvenuti quando il 31 enne allenava le squadre giovanili del Sagnino.
Secondo la tesi accusatoria, l’allenatore di Como molestava i propri giocatori contattandoli soprattutto via Facebook, dove in chat avvenivano gli approcci spesso molto espliciti. Contatti che poi lo stesso uomo chiedeva di cancellare dalla cronologia. Le vittime erano tutte minori di 14 anni, e ben otto avrebbero potuto chiedere ieri mattina i danni costituendosi parte civile. In aula, tuttavia, non si è presentato nessuno, salvo appunto l’imputato, i suoi legali, il pubblico ministero e il giudice.
Anche in questa occasione, tra l’altro, il 31enne è rimasto in silenzio, come del resto ha fatto in tutta questa vicenda esplosa con fragore lo scorso mese di marzo con episodi contestati e inseriti in un lasso di tempo compreso tra settembre del 2009 e l’intervento degli uomini della mobile della Questura all’inizio del 2011. Solo di fronte al giudice delle indagini preliminari di Como, Nicoletta Cremona, l’allenatore pronunciò qualche parola, e solo per ammettere gli addebiti mossi dalla Procura e chiedere scusa. Poi, per l’indagato, hanno parlato esclusivamente i suoi avvocati che ieri, come detto, hanno ottenuto uno “sconto” di due anni (3 anni e 8 mesi) sulle richieste dell’accusa che aveva invocato al giudice 5 anni e 8 mesi. Ora il 31enne rimarrà ai “domiciliari” da dove si trova da mesi, con il permesso di uscire per recarsi al lavoro. Le motivazioni della sentenza sono attese tra sessanta giorni, e in seguito la difesa valuterà la possibilità di un ricorso in Appello.
Tra le accuse contestate all’uomo, oltre alle violenze tentate e, in un caso, portata a termine, c’è anche la detenzione di materiale pedopornografico, fatto questo che portò il fascicolo della Procura di Como dove si trovava inizialmente – pm Alessandra Bellù – alla Direzione distrettuale di Milano, competente per questi reati. Ed è proprio per questo motivo che l’Abbreviato di ieri si è svolto nel tribunale del capoluogo di regione. Al momento dell’esplosione del caso, l’allenatore delle squadre giovanili collaborava anche con il Calcio Como, la squadra più importante della provincia, ma tutti e otto gli episodi contestati sono avvenuti nell’ambito dei ragazzi che ruotavano attorno al Sagnino.

Mauro Peverelli

Nella foto:
Il palazzo di giustizia di Milano: ieri il 31enne di Como era presente in aula ad ascoltare la lettura della condanna

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