Contro il degrado e per progettare il bello occorre un assessore alla Buona volontà

Risponde
Agostino Clerici

Leggo di tante storture che affliggono la città di Como, a volte davvero piccole cose, vicende d’incuria che si potrebbero risolvere con un po’ di attenzione quotidiana senza aspettare che l’insieme delle situazioni sfoci in un quadro di complessivo degrado.
So bene che ci sono poche risorse, ma mi chiedo se non sarebbe il caso di affidare a un consigliere comunale una delega ad hoc, finalizzata a controlli giornalieri, segnalazioni e pronti interventi di sistemazione, a volte possibili anche semplicemente grazie alla buona volontà di volontari.
In fondo basterebbe poco e il volto di Como ne gioverebbe. Perché una città si valuta anche dalle piccole cose. O no?

Sulla bilancia, un chilo di sabbia pesa esattamente come un sasso di un chilo, eppure un masso è più evidente di tanti granellini sparsi un po’ ovunque. E un sasso dà più fastidio che tanta polvere, si è più invogliati a toglierlo dalla vista.
Io non so a che cosa assomigliano le innumerevoli “storture” che affliggono la città di Como. Forse vi sono davvero tante “piccole cose”, ma insieme pesano, con il risultato che i chili di incuria si accumulano giorno dopo giorno, senza che vi cada più l’occhio.
Ecco perché la lettrice suggerisce di istituire un vigilante della cosa pubblica, un “galoppino” intento ad allenare quotidianamente il suo occhio, girando per le vie della città a caccia di degrado. Magari aiutato anche da un numero verde a cui i cittadini possano segnalare le storture piccole e grandi, quelle nuove e quelle vecchie che si trascinano da anni.
Il mondo dell’informazione un po’ questa funzione di sentinella sul territorio e di raccoglitore delle proteste dei cittadini già la svolge, e riesce spesso a costringere la pubblica amministrazione a prendere atto di situazioni che altrimenti non avrebbero alcuna voce. I giornali, però, segnalano senza avere una forza decisionale e operativa.
La lettrice vorrebbe istituzionalizzare questa funzione di controllo dentro l’organigramma del Municipio, affidando una delega precisa ad un consigliere comunale.
Come lo chiameremo? Assessore al Degrado pubblico? Dubito che ci sia qualcuno disposto ad accettare un incarico con questo nome. Assessore alla Pubblica sorveglianza? Suona un po’ troppo inquisitorio.
Forse è meglio non dargli alcun nome, altrimenti poi finisce nella nomenclatura burocratica e ce lo ritroviamo in meno che non si dica dietro ad una scrivania.
Invece noi abbiamo bisogno di uno che stia sul campo, che patisca i freddi e le piogge dell’inverno e sudi nell’afa dell’estate. Deve essere uomo di fiducia di chi governa, ma anche capace di dare voce alla cittadinanza. Un vero difensore civico, quindi, che sia dotato, però, anche di un potere effettivo dentro la stanza dei bottoni, così da trasformare in azione la segnalazione.
Deve essere capace di oliare anche le lentezze della onnipresente burocrazia. Perché – bisogna riconoscerlo – talvolta le idee e le decisioni ci sono, ma poi esse devono passare attraverso una selva di ingranaggi inceppati che le vanificano.
Non parliamo, poi, delle ristrettezze economiche. La lettrice non dice se la delega in questione abbia un suo portafoglio o se debba passare attraverso le inevitabili strettoie di bilancio… capaci di rinviare sine die proprio le cose piccole, che si potrebbero risolvere presto e bene con un po’ di buona volontà.  Eccolo il nome giusto, da dare al nuovo incarico: assessore alla Buona volontà. Certo, “una città si valuta anche dalle piccole cose”, ma per farle occorre una grande passione, coraggio, inventiva, abnegazione, tenacia.
E, da ultimo ma non meno importante, chi è chiamato a scovare (ed eliminare) il degrado, deve saper percepire (e progettare) anche il bello, deve avere non solo senso pratico ma anche uno spiccato senso estetico. Non basta un tecnico delle cose piccole, serve uno capace di contemplare in grande.

Luisa Sani

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