Contro la sfida intollerabile dei graffitari ora occorrono provvedimenti davvero drastici

Risponde
Agostino Clerici

Sorvegliare o punire? In queste settimane il fenomeno dei graffitari ha fatto registrare una triste recrudescenza cui la stampa ha dato ampio risalto: una barbarie nella barbarie. Oltre a sporcare i muri della città di Como, adesso i writers se la prendono direttamente, con scritte ingiuriose e minacciose, contro i volontari che cercano di ripulire le facciate dalle loro imprese “artistiche”. Siamo al paradosso, ormai.
Abbiamo tante volte sentito parlare di tale questione anche sul vostro giornale, ma mai si era arrivati a tanto, allo scontro diretto, all’arroganza che si fa sistema. Alla provocazione becera e arrogante. Allora è ora di provvedimenti veramente drastici, perché così non si può più andare avanti.
Condivido la rabbia del lettore. Ancora più forte perché nasce sul terreno dell’impotenza. Condivido, eppure sono convinto – per usare lo slogan di una famosa trasmissione radiofonica – che purtroppo “l’ignoranza fa più male della cattiveria” ed è più difficile da estirpare. Nel caso dei writers abbiamo a che fare con degli? emeriti ignoranti. E, quando uno crede che le sue scritte sui muri – brutte e insignificanti – siano la quintessenza dell’arte e della libertà d’espressione, gli basta un passo di questa strana “logica” a fargli avvertire che i veri “imbrattatori” sono quelli che si arrogano il diritto di pulire il suo tentativo di “abbellimento” della città. Come si permettono di cancellare? Ecco scattare, allora, la violenza verbale, che si deposita anch’essa sui muri con altre scritte, questa volta dai contenuti più comprensibili proprio perché hanno un bersaglio.
Punire? Il codice penale italiano (art. 639) lo prevede: per il deturpamento e imbrattamento di beni immobili o mezzi di trasporto pubblici o privati, si applica la pena della reclusione da uno a sei mesi o della multa da 300 a 1.000 euro; se poi il fatto è commesso su cose di interesse storico o artistico, si applica la pena della reclusione da tre mesi a un anno e della multa da 1.000 a 3.000 euro; si procede d’ufficio per questo tipo di reati che prevedono anche, nei casi di recidiva, la pena della reclusione da tre mesi a due anni e della multa fino a 10.000 euro. Dunque, le sanzioni ci sono, ma il problema è applicarle: intanto l’imbrattatore va colto sul fatto, e poi bisogna dribblare, come al solito, cavilli e attenuanti, dopo aver messo a tacere il buonismo di mamma e papà, sempre pronti a proteggere le “bravate” dei figli.
Qualcuno suggerisce di sottoporre i graffitari colti in flagranza di reato a vere e proprie sessioni obbligate di pulizia dei muri imbrattati. Ma siamo sicuri che qualche illuminista ispirato non si alzi a gridare contro la coartazione violenta della libertà individuale e l’uso di spietate tecniche repressive ai danni di poveri minori?
Sorvegliare? Sì, questo si deve fare con maggiore convinzione, utilizzando una dose massiccia dell’unica qualità che alla lunga può sconfiggere la stupidità: l’intelligenza (con un pizzico di intelligence, semmai, e un po’ di civica furbizia). Serve insomma un’azione coordinata e puntuale da parte di tutte le forze sane della società, che devono sedersi ad un tavolo istituzionale e prendere decisioni condivise, perché il problema non è affatto di immagine ma di sostanza. Credo, poi, che per un progressivo inaridimento della stupidità graffitara si debba lavorare nel campo educativo, promuovendo una effettiva campagna di educazione civica che interessi tutte le scuole di ogni ordine e grado, sin dalla scuola materna. Anche qui, ci vuole intelligenza didattica per inculcare una nuova etica del bene pubblico, insegnando il rispetto delle cose proprie e altrui. Bisogna cancellare sul nascere quella – purtroppo diffusa – equivalenza secondo la quale ciò che è di tutti non è di nessuno? e tantomeno mio.

Germano Luiselli

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