Genitori e figli, tema sempre più urgente L’amministrazione pubblica non può snobbarlo

Sono rimasta impressionata dalla straordinaria partecipazione di genitori al primo incontro del Progetto Aurora, giunto alla sua decima edizione e dedicato al rapporto tra genitori e figli. Un argomento che, evidentemente, tiene e anche bene?
Incredibile la coda ordinata di persone in attesa di entrare al Teatro Sociale, degna – direi – di altre tradizioni. Questa gente, per di più, ha volentieri versato un obolo perché si possano pagare i costi dell’iniziativa.
Mi lascia perplessa invece l’assenza del Comune di Como. Assenza di risorse, assenza di responsabili amministrativi. Forse assenza di attenzione? Non è che davvero si sta perdendo il contatto con la realtà, cioè con le cose che interessano i cittadini?
Sandra Genari

Risponde Agostino Clerici
L’ultima domanda della nostra lettrice è la più radicale: la politica sta perdendo il contatto con la realtà? Sia chiaro: la realtà non sono sic et simpliciter “le cose che interessano i cittadini”. Sarebbe troppo facile, ma sarebbe anche demagogico e populista. Una politica lontana dai cittadini è quanto di più inutile si possa pensare. Ma una politica appiattita sugli interessi dei cittadini (quali cittadini? tutti? i più bravi? i più numerosi? quelli che urlano di più?) è quanto di più pernicioso ci possa essere.
Un progetto politico deve avere un ampio respiro (deve avere una idealità) e, insieme, deve calarsi nel concreto (non deve perdere, appunto, il contatto con la realtà). Ove manca l’ideale c’è l’asservimento allo status quo. Ove manca il reale c’è l’illusionismo tipico dei sogni.
In effetti, assistiamo periodicamente – su fronti politici magari opposti tra di loro – al sorgere di astri luminosi nel firmamento della politica, che sanno far sognare i cittadini – oggi c’è Renzi, più o meno con modalità simili a quelle che qualche decennio fa aveva utilizzato Berlusconi – eppure l’ancoraggio alla realtà è ancora uno dei capisaldi dell’arte del governare la cosa pubblica, che piace anche ai cittadini.
I medievali dicevano che adeguarsi alla realtà è garanzia di verità. È solo una vecchia definizione metafisica legata alla filosofia di Tommaso d’Aquino? No, è una valida ricetta di prassi politica, soprattutto in tempi di crisi.
Circa il successo di pubblico del primo incontro dell’iniziativa promossa dal “Progetto Aurora”, credo che molto dipenda dal tema scelto, che sta diventando sempre più attuale e urgente.
Il rapporto tra genitori e figli ha subìto i contraccolpi del mutamento della relazione educativa stessa, diluita sino al punto di ridursi ad una pacca sulla spalla che vorrebbe far crescere senza disturbare troppo e, nello stesso tempo però, caricata di tutta l’ansia di genitori smarriti di fronte a figli divenuti troppo presto intraprendenti.
Il tema attrae, la gente accorre. Si vuole sentire l’esperto. Si vogliono condividere i propri smarrimenti, con la speranza magari di acchiappare qualche utile consiglio.
L’argomento è complesso, le prospettive pedagogiche non sono univoche. E poi, educare è un’arte, non un mestiere. Figli ci si ritrova ad esserlo per forza, genitori lo si diventa faticosamente, si spera per vocazione.
Ben vengano simili iniziative, di cui l’amministrazione pubblica dovrebbe essere non solo contenta, ma ben disposta, nello spirito di una autentica sussidiarietà. Brillare per assenza non è mai bello, ma sarebbe davvero brutto se il non esserci nasce sul terreno di una rivalità politica. Spero non sia così.
Circa le sovvenzioni con danaro pubblico, io ho una mia particolare opinione: è giusto che un servizio ritenuto così importante (tanto da fare la fila in mille davanti all’ingresso del Teatro Sociale) si paghi di tasca propria. Perbacco, si tira fuori il portafoglio per bazzecole e panzane di ogni tipo, vuoi non spendere per qualcosa che vale davvero?

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