Coprifuoco Sinigaglia, zona stadio blindata. Undici spettatori ospiti “chiudono” la città

calcio como partita Como-Giana 2-1

Coprifuoco Sinigaglia. Con tutto il rispetto per il Calcio Como cha ha ottenuto un’importante vittoria, e per l’A.S. Giana, fanalino di coda in classifica e in trasferta sul Lario, la partita di sabato sera non sembrava essere un match ad alto rischio.
Non appariva uno di quegli scontri potenzialmente delicati e cerchiati di rosso sul calendario. Nonostante ciò la zona intorno allo stadio, a partire dalle 14 di sabato è diventata come sempre off limits. Sono immediatamente comparsi gli operai al lavoro per posizionare i pesanti jersey utilizzati per circoscrivere l’area e indirizzare i tifosi, e la polizia locale intenta a rimuovere le auto in divieto di sosta.
E anche in questo caso molte vetture sono state portate via. Undici i mezzi rimossi, meno delle 20 auto in divieto in occasione dell’ultimo turno infrasettimanale ma comunque sempre numerose. E i tifosi ospiti in arri vo da Gorgonzola (città di origine dell’A.S. Giana), sono stati 11 su un totale di 2.085 spettatori paganti. La domanda e le polemiche che anche in questo caso hanno anticipato e poi seguito la fine della partita sono sempre le stesse: è necessario blindare la zona stadio per match dallo scarso richiamo? E le auto in sosta vietata devono essere tassativamente rimosse addirittura a partire da sette ore prima del fischio di inizio (sabato si partiva alle 20.45)? Le risposte ufficiali sono due “sì”, ma la discussione rimane comunque aperta. Con un’altra nota, in questo caso più sottile, che riguarda i cartelli e la segnaletica dei divieti in essere, sempre e solo rigorosamente scritti in italiano, in una città che fa del turismo la sua arma vincente e che richiama, soprattutto in quell’area panoramica della città, un numero enorme di visitatori. Se a ciò si aggiunge anche il fatto che si trattava di un sabato, allora ecco serviti gli elementi di discussione.
Ma ciò che più spinge a riflettere, puntando sulla comprensione dei turisti dei classici cartelli di divieto di sosta, rimane la militarizzazione della zona, tra presenze ingenti di forze dell’ordine e barriere fisiche per circoscrivere i movimenti intorno allo stadio. «All’inizio di ogni stagione viene predisposta un’ordinanza comunale, d’intesa e sulla base di linee guida predisposte con la Questura, dove vengono stabilite tutte le operazioni e le tempistiche da seguire per le partite – spiega il vice comandante della polizia locale di Como, Luciano Campagnoli – E così è stato fatto anche quest’anno. Sono state previste tre fattispecie di match e quello con il Giana prevedeva appunto la chiusura e l’inizio della rimozione delle auto a partire da 7 ore prima del fischio di inizio. Così è stato fatto». Ma oltre che per avere il tempo necessario alle operazioni di rimozione «serve anche per consentire agli operai di posizionare, in sicurezza, i jersey del peso di 30 quintali in tutta la zona», chiude il vice comandante. Spostandosi invece sul fronte comunicazione, ovvero appositi cartelli anche in inglese per i turisti, esiste il limite della segnaletica che deve essere fissa e non è modificabile. «Non possiamo prevedere cartelli mobili dove indicare in inglese i divieti perchè potrebbero essere oggetti pericolosi laddove si dovessero creare momenti di tensione fuori dallo stadio. Ci limitiamo dunque ad affiggere sui cartelli fissi l’indicazione degli orari del divieto. Forse si potrebbe prevedere di stampare fogli scritti anche in inglese da apporre sui parchimetri», aggiunge Campagnoli. Sul tema interviene anche l’assessore alla Sicurezza, Elena Negretti. «Ovviamente non possiamo derogare alle direttive concordate e previste dalla Questura – dice l’assessore – ma sarà utile, vista la massima collaborazione esistente, portare quanto prima l’argomento al tavolo tecnico. Dovremmo effettivamente fare presente che magari per certi match le prescrizioni si potrebbero rendere un po’ meno stringenti per non avere la città blindata».

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