Coronavirus, due casi sospetti a Zurigo. Massima vigilanza negli ospedali lariani

Stampa invoca evacuazione connazionali. Foreign Office in azione

Il Coronavirus sembrerebbe essere sempre più vicino ai confini italiani. È di queste ore infatti la notizia che due casi sospetti – due persone rientrate dalla Cina – sarebbero in quarantena nell’ospedale di Triemli (Zurigo) per accertamenti. Come riportato da tutti i siti di informazione rossocrociati, «gli individui che mostrano segni di infezione in seguito a un soggiorno in Cina, sono attualmente sottoposti a esami». Questa la dichiarazione rilasciata ai media dalla responsabile della comunicazione dell’ospedale Maria Rodriquez. C’è dunque molta attesa per gli esiti degli approfondimenti clinici in fase di esecuzione al Centro nazionale di riferimento per le infezioni virali emergenti (Crive) di Ginevra.
Dall’ospedale fanno intanto sapere che non ci sarebbero rischi per gli altri pazienti. La notizia comunque, nella speranza che non venga confermata, sta facendo crescere la tensione per il diffondersi del virus in arrivo dall’Oriente anche alle nostre latitudini dopo i tre casi confermati in Francia: due a Parigi e uno a Bordeaux. In Lombardia e nello specifico a Como per ora nessuna allerta ma massima vigilanza. Dal Sant’Anna così come dal Valduce viene confermato come attualmente non ci sia alcun caso sospetto. Intanto, interviene anche l’assessore al Welfare della Regione Lombardia, Giulio Gallera, per illustrare il piano d’intervento messo a punto per affrontare eventuali casi di contagio da coronavirus e per gestire le operazioni preventive e di sicurezza.
«Innanzitutto verranno effettuati controlli sui passeggeri direttamente in aereo. Sono poi stati attivati percorsi specifici con i medici di base e attraverso l’azienda regionale per l’emergenza urgenza. Niente allarmismi, in caso di necessità è opportuno rivolgersi direttamente al 112 o al numero del Ministero “1500”».
Ma non solo. «Stiamo inoltre avviando la gestione di eventuali casi con sintomatologia sospetta insorta dopo il rientro in Italia – spiega l’assessore Gallera – per portare in ospedale eventuali casi sospetti con procedure dedicate e sicure d’intesa con Areu. È poi stata attivata la rete delle Unità operative ospedaliere di malattie infettive e sono stati individuati i laboratori di riferimento regionale a cui gli ospedali devono rivolgersi per effettuare la ricerca del virus».
Sempre in vigore poi le raccomandazioni del ministero della Salute e dell’Ats Insubria. A tal proposito va ricordato che il virus causa febbre, tosse, difficoltà respiratorie. «Nei casi più gravi – spiegano gli specialisti – l’infezione può causare polmonite, sindrome respiratoria acuta grave, insufficienza renale e persino la morte». L’Ats ha pubblicato i consigli per ridurre il rischio di trasmissione del virus. «Lavare spesso le mani con acqua e sapone o con soluzioni alcoliche – si legge sul sito – Starnutire o tossire in un fazzoletto o con il gomito flesso, utilizzare una mascherina e gettare i fazzoletti utilizzati in un cestino chiuso». Indicazioni e suggerimenti poi anche per l’alimentazione: «Evitare carne cruda o poco cotta, frutta o verdura non lavate e le bevande non imbottigliate».

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