Covid, i contagi cresceranno ancora ma non come in autunno

Emergenza sanitaria Covid a Como

Se la Lombardia ha valori da zona arancione, la situazione di Como è tra le più preoccupanti a causa di diversi indicatori.
Il primo riguarda la percentuale di contagiati dall’inizio della pandemia, che trova la provincia lariana prima in Lombardia con 43.226 contagiati (7,16%), seguita da Varese con 63.107 casi e il 7,07%. In Italia fanno peggio soltanto Bolzano con il 10%, Belluno 8,97 e Treviso 7,29. Sette comaschi su cento si sono malati di Covid e in 1.751 sono anche morti per il virus. Tutta la situazione nazionale parla di un contagio sempre in aumento, ma con una spinta leggermente ridotta. Anche nella provincia lariana.
Fa fede in questo senso la percentuale di variazione della media settimanale dei casi ogni 100mila abitanti. Ieri era a quota 226, ovvero +45,4% sulla settimana precedente, ma il 25 febbraio questa aveva superato il 50% (a ottobre la crescita era del 160%). Il dato comasco (256 casi ogni 100mila residenti) è il 18° peggiore d’Italia, 2° in Lombardia dopo Brescia con 425 (il picco nazionale è ancora di Bolzano con 433).
Indicatori che potrebbero decrescere grazie alla campagna vaccinale, ma che in Lombardia ieri era ferma al 4,15% dei residenti, solo il 2,40% ha ricevuto anche la seconda dose, in linea con il 4,59% e 2,30% nazionale. Se si prende l’indicatore settimanale dei contagi ogni 100mila abitanti rispetto alla disponibilità di letti d’ospedale, il 256 della provincia di Como è ampiamente da “provincia rossa”, visto che la soglia lombarda, stimata dal dottor Paolo Spada, è di 162.
Attenzione però, questo indicatore per la settimana dal 12 al 20 novembre, nel picco della seconda ondata, aveva superato quota 400, ed è stato 613 il 13 novembre. Male, quindi, ma non malissimo. Anche il famigerato indice di contagiosità Rt, ora attorno all’1 per la Lombardia e leggermente superiore a Como, a fine novembre oltre il 2 (settimana dal 19 al 25). Le curve cresceranno ancora, secondo gli esperti, ma se si parla di una terza ondata, il rapporto con quella autunnale indica valori inferiori.
«Preoccupa l’incremento evidente dei casi positivi e l’incidenza crescente delle varianti del virus che in altri paesi hanno dimostrato una maggior contagiosità. Tutti gli indicatori sono in crescita, dai ricoveri ai decessi ai casi positivi – commenta Samuele Astuti, consigliere regionale del Pd e ricercatore della Liuc di Castellanza – Brescia, Como, Monza e Varese hanno media settimanali di oltre 200 casi ogni 100mila abitanti e tutte le altre province rimangono comunque sopra i 100 casi settimanali».
«Non facciamoci fregare in queste settimane, stiamo più attenti – scrive su “Pillole di ottimismo” il medico Paolo Spada – Lo so, siamo attenti da un anno: ma non è del tutto vero, ci sono momenti in cui l’attenzione cala, ed è normale che succeda. Non facciamolo adesso, perché i rischi di contagio ora sono maggiori di qualche giorno fa. Abbiamo sempre dei buchi nella nostra rete di protezione: facciamoci caso. Ripeto, non sarà così ancora per tanto: forza!».

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