«Covid, il picco dei contagi atteso la prossima settimana»

Emergenza Covid a Como

Il picco dei contagi è atteso la prossima settimana e, al tempo stesso, il territorio lariano è quello che preoccupa di più rispetto a quello varesino. Non è cominciata con notizie incoraggianti la consueta riunione organizzata da Ats Insubria per informare sullo stato della pandemia. «La situazione è critica – ha detto il direttore sanitario Giuseppe Catanoso – Si è registrato un ulteriore aumento dei positivi». Nella settimana dal 4 al 10 marzo, sono 1.976 i nuovi ammalati (erano 1.694 nella rilevazione precedente), con un tasso di positività al 17,9%. L’incidenza dei contagi è di 336 su 100mila abitanti, quindi oltre la soglia limite dei 250 su 100mila abitanti. «È vero che la tendenza al contagio sembra si stia riducendo, c’è però anche un progressivo abbassamento dell’età media di chi ha contratto il virus. Guardando la situazione ci attendiamo il picco nella prossima settimana», aggiunge il direttore. A impensierire maggiormente è la provincia di Como perché quasi tutti gli ambiti territoriali (tranne il Medio Lario) sono sopra i 250 contagi ogni 100mila abitanti. «Dai dati in nostro possesso però sembra che nei territori di Erba e Cantù ci sia un primo rallentamento del contagio», spiega Catanoso. Ovviamente le decisioni sulla colorazione delle zone verrà decisa da Governo e Regione, ma attualmente sembra ci possano essere poche possibilità di modificare la colorazione del Comasco per la prossima settimana, se non in peggio. L’aspetto leggermente positivo è dato dalla riduzione della contagiosità che «può certamente essere collegata all’istituzione delle zone arancioni rafforzate che hanno ridotto i contatti. Ricoveri e decessi, come in passato, saranno a ondate successive: dopo il massimo dei contagi, arriverà il massimo dei ricoveri e quindi dei decessi. Ci auguriamo che la capacità di cura e gestione del paziente siano migliorate e quindi i decessi siano minori». Altro fronte caldo è quello delle scuole. I numeri indicano in 275 i casi di positività accertati tra gli studenti delle province di Como e Varese nella settimana dall’1 al 7 marzo e quasi 6mila le quarantene attivate. Nello specifico, a Como sono 128 le classi e 2.311 gli studenti e gli operatori scolastici posti in isolamento fiduciario tra scuole dell’infanzia, nidi, primarie, secondarie di primo e secondo grado. «L’età media dei contagiati si è abbassata tra i 40 e i 50 anni», ha spiegato il direttore sanitario dell’Ats Insubria. A questo potrebbe aver contribuito anche la diffusione delle varianti. Nel Comasco, in particolare, sono 67 i casi di variante accertati al 10 marzo. Si tratta per lo più di quella inglese, con 33 casi sul totale. «Il Coronavirus tende a fare errori nella replicazione, questo fa sì che ci siano le mutazioni. Nella maggior parte dei casi le varianti sono fallimentari, in altri invece con esse il virus acquisisce vantaggi come l’essere più contagioso e quindi diventa predominante. Lo scopo di ogni virus è diffondersi e replicarsi sempre di più. Tanto più elimina l’ospite, tanto meno riesce a diffondersi. Quindi vediamo virus più contagiosi ma meno letali», ha spiega Catanoso.

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