Cresce ancora il “tesoretto” di Como. Il nuovo avanzo di amministrazione dovrebbe sfiorare i 18 milioni di euro

Una veduta di Palazzo Cernezzi

Una settimana da passare sui banchi del consiglio comunale per approvare, comunque in ritardo, il bilancio di previsione 2019. Palazzo Cernezzi si prepara a una maratona di discussioni, voti ed emendamenti le cui prime avvisaglie si sono avute nei giorni scorsi con il dibattito sul Dup, acronimo che identifica un plico di oltre 350 pagine – il Documento Unico di Programmazione – nel quale dovrebbero essere contenute e illustrate in dettaglio tutte le scelte amministrative e politiche di chi governa.
Sintetizzare il Dup o trarne elementi utili per una “notizia” non è cosa semplice. Al contrario del bilancio, tra le cui pieghe si annida sempre qualcosa di interessante. E a questo proposito, stando alle prime indiscrezioni, ciò che più di ogni altra cosa spiccherà dal preventivo sarà l’avanzo di amministrazione, vicino – pare – ai 18 milioni di euro e in forte crescita rispetto agli ultimi anni.
Un avanzo così consistente testimonia di fatto l’incapacità del Comune di impegnare o di spendere i propri soldi in conto capitale, i soldi cioè destinati agli investimenti.
Non una novità, peraltro. Dato che nuove somme si accumulano a quelle vecchie. Ma pur sempre un dato che fa riflettere. «Il problema è la capacità di azione degli uffici – dice l’assessore ai Lavori pubblici Vincenzo Bella – gli organici negli ultimi anni sono stati ridotti in modo eccessivo. Se guardo ai miei settori dico che avrei bisogno di almeno 10-15 persone in più».
Bella conferma che la giunta ha dato priorità alle assunzioni degli uffici tecnici e che sono state avviate le prime procedure per sfruttare la mobilità da altri enti locali. Anche il bando per il nuovo dirigente è stato completato.
«Nel 2018 abbiamo speso 800mila euro e impegnato almeno 2 milioni. Con gli uffici al completo si sarebbe potuto fare molto di più».
Quanto di più l’assessore non lo dice, anche perché oltre al problema del personale sullo sfondo rimane sempre il tema della burocrazia. «È un bene che il Parlamento discuta su una possibile semplificazione del Codice degli appalti. La soglia attuale per le procedure semplificate, fissata a 40mila euro, è davvero troppo bassa».
Secondo l’assessore, quota 200mila, «di cui si discute in queste ore a proposito degli affidamenti diretti, potrebbe forse sembrare eccessiva, ma se accompagnata dalla valutazione di punteggio tecnico forse ci potrebbe stare».

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