Crisi a Palazzo Cernezzi, le minoranze pronte allo scontro

Il consiglio comunale

«Le parole del capogruppo di Forza Italia, Enrico Cenetiempo, mi sembrano inequivocabili. Spero che ora mantengano fino in fondo questa posizione. Da parte nostra chiederemo subito di incontrare il capogruppo azzurro e abbiamo già pronta una mozione di sfiducia al sindaco da presentare insieme».
Stefano Fanetti, capogruppo del Partito Democratico, rompe il suo tradizionale aplomb con una dichiarazione netta.
Due passaggi da compiere già nelle prossime settimane per creare un asse “al centro” con Forza Italia e sferrare un attacco diretto al sindaco e a quella che pare un’ormai traballante maggioranza a Palazzo Cernezzi.
«Io spero solo che adesso i consiglieri di Forza Italia vadano fino in fondo – dice sempre Fanetti – perché la maggioranza che ha fatto eleggere Mario Landriscina come primo cittadino di Como è chiaro che ormai non esiste più».
Secondo il capogruppo del Pd, da troppo tempo qualsiasi scelta amministrativa e votazione del consiglio comunale si è trasformata, una volta in aula, in una sorta di terno al lotto.
«Non credo che il sindaco possa accettare di formare di volta in volta una maggioranza diversa a seconda delle votazioni e degli argomenti discussi. Non sarebbe serio e rispettoso per la città e i cittadini – dice sempre Fanetti – Da parte nostra, a questo punto, da forza di opposizione, abbiamo il dovere di trovare una strada per fare cadere questa ormai agonizzante amministrazione».
«Non lo possiamo fare da soli – ammette il capogruppo del Pd – ma Forza Italia si è già resa conto che oggi è l’ago della bilancia, che può determinare la caduta della giunta».
Più prudente l’analisi del capogruppo del Movimento Cinque Stelle, Fabio Aleotti, in materia.
«Non vorrei che le dichiarazioni di Cenetiempo e la posizione di Forza Italia fossero solo figlie di un classico gioco di poltrone – dice Aleotti – Ovvero una discussione sterile, che il sindaco si affretterà a sistemare accontentando il partito con qualche nomina in partecipate o con il cambio di un assessore. Sarebbe davvero poco serio e nobile. Se invece Forza Italia è convinta di quello che ha dichiarato, che lasci subito la maggioranza e si torni al voto».
Fabio Aleotti interviene poi sull’ultima votazione del Regolamento di polizia locale. «Mi rifaccio alle parole che ha detto Ada Mantovani del gruppo misto, ma eletta con la Lista Rapinese Sindaco – dice – Il regolamento voluto dall’assessore alla Sicurezza Elena Negretti è stato approvato grazie ai voti di Alessandro Rapinese e dei suoi consiglieri, gli stessi che avevano presentato una mozione di sfiducia contro l’assessore soltanto pochi mesi fa. In politica serve un po’ di coerenza».
Aleotti condanna inoltre il metodo utilizzato nell’occasione dall’assessore e gli sprechi di denaro pubblico. «Quel regolamento c’era da 80 anni, spiegatemi che fretta c’era di cambiarlo? – si chiede l’esponente pentastellato – Spiegatemi come mai è stato fatto passare solo una volta in commissione, con una discussione di un’ora e mezza, e poi sono servite sette sedute di consiglio e 120 emendamenti, in gran parte approvati. Quindi leciti. La gente forse non sa che una seduta di consiglio comunale costa fra i 3mila e i 3.500 euro. Una della commissione un decimo. I documenti devono prima essere vagliati dai commissari competenti, non si può essere così dilettanteschi. Si sono spesi 30-40mila euro per nulla. Anche perché tutti sappiamo come qualsiasi regolamento comunale debba sottostare alle leggi dello Stato e della Regione. Un Comune può fare ben poco. Le decisioni vanno prima condivise, mentre questa giunta invece continua a farle calare dall’alto, andando ogni volta a sbattere».

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