Cultura “antivirus”, esempi virtuosi

opinioni e commenti di lorenzo morandotti

di Lorenzo Morandotti

La sfida sanitaria ed economica numero uno l’abbiamo vissuta lo scorso inverno e gli strascichi li pagheremo a lungo. Adesso ci aspetta la numero due (e speriamo ultima), un’altra stagione fredda caratterizzata da incertezza su tutti i fronti, e a pagarne le spese sarà ancora una volta anche quello culturale, che paradossalmente è anche quello che dovrebbe garantire più spirito di identità, motivo di unione e condivisione di valori e di istanze.

La voglia di resistere, di guardare oltre le difficoltà, di sperare in un futuro migliore è esemplare nei fatti dimostrati da tanti operatori del territorio che si sono occupati  in estate e si occupano anche nei prossimi mesi di programmare eventi e spettacoli nel rispetto delle regole sanitarie e senza mai dimenticarsi che siamo appesi tutti a un filo.

Encomiabile tra le tante iniziative – difficile elencarle tutte –  la voglia di ripartenza in chi ha più responsabilità e più carico simbolico, ossia il Teatro Sociale di piazza Verdi, inaugurato nel 1813, il palcoscenico più prestigioso della provincia lariana. Sono stati mesi di lavoro intenso per riprogrammare date e interpreti.

La prima della stagione “Notte” nel segno della grande musica sarà sabato prossimo quando alle 20 il sipario si alzerà sul “Messia” di Händel, oratorio in tre parti per soli, coro e orchestra  riletto da Mozart. Da piazza Verdi sarà lanciato così un grande segno di speranza che invita a riflettere sul destino dell’umanità intera, un monumento fatto di voci e note. 

Come non condividere allora quello che un teatro più piccolo ma parimenti agguerrito scrive per lanciare la sua prossima stagione, il Cineteatro di Chiasso? «È  un  anno  difficile  questo  2020:  un  anno  che mette in  discussione  ogni  certezza  e  che  ci costringe  a  confrontarci  con  un  futuro  nuovo,  dai  contorni  sfocati  e  che  può  anche  incutere timore. La  cultura  in  senso  ampio – dalla  musica  al  teatro,  dalla  danza  all’arte – può darci conforto, trasformandosi in punto fermo nella vita di ognuno di noi, un faro che aiuti a ritrovare la strada di casa, un attimo che ci faccia stare bene».

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