Cura dell’orecchio e musica. Le due vite di Alberto Conti

Intervista al noto otoiatra comasco sui problemi dell’udito
Il tratto che lo contraddistingue è l’estrema signorilità. La sua competenza, poi, è fuori discussione. Alberto Conti è un autentico personaggio, senza darsene l’aria, disponibile ma restìo alla sovraesposizione, tanto da avere ripensamenti riguardo alla pubblicazione del nostro colloquio: «Non vorrei che apparisse elogiativo?», raccomanda.
Ci incontriamo nel suo attrezzatissimo studio di otoiatra in centro Como dove si prodiga in ogni modo per mettere a proprio agio l’interlocutore

. Accetta senza moti di ribellione il supplizio dei tanti scatti imposti dal fotografo.
Discorre di orecchio e di udito affascinando l’uditore con una serie di esempi su problemi che dipendono da attività professionali e sportive. L’esperienza maturata gli permette di indovinare chi è nuotatore, dentista, cacciatore, conducente di camion o di barche.
Ma se l’udito è la sua vita, un’altra buona fetta di esistenza è costituita dalla musica, che per lui è più di una passione. In nome delle sette note gira l’Italia e il mondo, anche in questi giorni.
A un certo punto apre l’anta di un armadio e ne trae varie brochure di concerti e programmi di stagioni e festival. Molti esecutori di primissimo piano sono amici suoi. E alcuni accettano di buon grado il suo invito a esibirsi per l’Associazione Antonio e Luigi Palma per la cura del dolore.
Mostra un prospetto che salda le due passioni – orecchio e musica – dando conto dell’estensione degli strumenti, dal basso tuba all’ottavino, e dei registri della voce umana.
La nostra chiacchierata nasce in funzione della data odierna. Oggi è la Giornata Nazionale per la lotta alla sordità. Problema tuttora molto diffuso, come informa l’ufficio stampa dell’azienda ospedaliera Sant’Anna, che spiega: un adulto su sette non ha un udito normale; uno su sei ha un difetto tale da creare problemi nella vita quotidiana; uno su dieci ha una perdita uditiva per la quale è raccomandabile un dispositivo che aiuti a sentire meglio. Per questo, nel presidio di via Ravona (ore 14-18) e al Sant’Antonio Abate di Cantù (8.30-15.30) oggi si effettuano visite gratuite senza bisogno di prenotazioni, né di impegnative.
Conti si è laureato in medicina al Collegio universitario Borromeo di Pavia. Poi si è specializzato a Milano nel 1963 e cinque anni più tardi ha conseguito la docenza a Roma.
Professore, lei ha un’esperienza misurabile nell’arco di vari decenni: come si può inquadrare il problema della sordità rispetto al passato?
«Il problema è certamente più sentito. Oggi c’è più attenzione ed è possibile una serie di accertamenti un tempo non praticabili, o comunque personali. Prendiamo le otiti nei bambini: grazie al corretto trattamento di questa patologia si riscontrano ben poche otiti croniche nei giovani e negli adulti, meno cicatrici e meningosclerosi, vale a dire esiti di otiti infantili. Va detto che, parimenti, assistiamo a un’accentuazione dei problemi derivanti da lavori rumorosi. C’è più rumore ambientale, c’è un uso errato di auricolari nell’ascolto della musica a tutto volume… Gli stimoli sonori sono forti e le conseguenze possono essere deficit uditivi che talvolta compromettono la vita sociale».
Al di là dei disturbi di udito congeniti e di quelli presenti negli anziani a causa dell’età, aumenta però il numero dei giovani che si rivolgono allo specialista. Quali sono i motivi ricorrenti?
«Numerosi bambini e ragazzini utilizzano auricolari. Questi strumenti sono peggiori degli altoparlanti perché sono ancora più vicini al timpano. Da questo punto di vista, le cuffiette che si usavano fino a qualche anno fa per ascoltare la musica erano migliori. Un altro grosso problema trae origine dalla frequentazione delle discoteche. Spesso ne derivano traumi acustici che generano ovattamento e fischi. Chi frequenta questi locali con assiduità o per un numero elevato di ore, non subisce solo uno spostamento temporaneo della soglia uditiva, ma possibili danni permanenti. Per non dire poi dei giovani che suonano con strumenti amplificati in ambienti chiusi…».
Dati recenti indicano anche un picco di problemi di sordità determinati da patologie professionali. Questo sembra strano, almeno al profano, dal momento che oggi disponiamo di strumenti migliori rispetto al passato.
«Le rumorosità ambientali esistono ancora. Pensiamo a chi lavora su telai o presse, pensiamo ai calderai che fabbricano caldaie e pentole».
Quali sono le indicazioni per prevenire e ridurre l’usura uditiva?
«Prima di tutto l’igiene acustica. Occorre essere attenti affinché non entrino acqua, shampoo, sapone nel condotto uditivo. Dopo una doccia è sempre bene asciugare l’orecchio anche con il phon: la cute bagnata trattiene più germi. È poi importante evitare di esporsi a suoni forti e prolungati. Un altro accorgimento riguarda la respirazione nasale: è opportuno che sia sempre buona, per non mandare catarro nel condotto uditivo. E vorrei fare appello a tutti perché non usino i famosi “coni” per la pulizia dal cerume. Non servono a nulla perché il tronco di cono è modesto e non è in grado di produrre l’effetto camino per raggiungere il risultato sperato. In compenso ho visto ustioni e perforazioni del timpano prodotti dall’uso di questi strumenti».
Oltre quale soglia di decibel si rischiano danni? E può in tal senso esemplificare situazioni critiche negli stili di vita?
«La soglia precisa del trauma acustico è soggettiva e dipende dal tipo di segnale, suono o rumore, e dalla sua durata. Tutti dovrebbero comunque utilizzare strumenti protettivi quando svolgono attività che mettono a rischio l’udito».
Non si recupera più un deficit uditivo?
«Non è detto, non sempre il deficit è irreversibile. Spesso si accompagna ad acufeni (fischi e ronzii percepiti dall’orecchio, ndr). Dipende da cosa è determinato. Se la causa è una patologia, può essere recuperato con terapie, oppure chirurgicamente, o infine attraverso l’uso di un apparecchio acustico».
Può raccontare com’è nata la sua vocazione per l’udito?
«Ho iniziato come otorinolaringoiatra. Poi, prestissimo, sono rimasto affascinato dallo studio della patologia e della chirurgia dell’orecchio. Ho cominciato da studente con una tesi di laurea sui traumi acustici nella cavia. Quella dell’orecchio è una chirurgia particolare, in cui il millimetro è importante e decisivo. Ecco perché dal 1967 ho avuto nel mio studio un microscopio. Ho imparato molto in Svezia, dove sono rimasto per un congruo tempo e da dove ho portato in Italia un test per lo screening uditivo sui bambini di pochi mesi d’età».
E la sua passione per la musica, invece, com’è nata?
«Ai tempi del liceo scientifico, che ho frequentato a Como. Avevo compagni che suonavano il pianoforte. All’epoca c’erano pochi dischi. Si andava all’Istituto Carducci ad ascoltarli. All’Università la situazione è migliorata; ho organizzato il primo concerto d’organo a Pavia. Poi ho creato centri di ascolto delle musiche di Mozart e di Beethoven. Ho avuto la fortuna di trovare molti amici in questo campo, anche tra i grandi nomi. Alla musica dedico tutto il mio tempo libero. Partecipo a festival in Austria, in Olanda, dove ho amici che dirigono, suonano o cantano. Aiuto cantanti stranieri che si esibiscono in Italia a migliorare la loro pronuncia. Alcune amicizie nascono così».
È anche un collezionista di musica?
«Ho tanti dischi. Oggi il cd ha grande diffusione ed è comodissimo. Confesso però che personalmente non rinuncio tuttora anche all’ascolto di dischi in vinile».

Marco Guggiari

Nella foto:
Il professor Alberto Conti, otoiatra, mentre usa una strumentazione nel suo studio in centro Como (foto Mv)

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