Da Villa Olmo a Villa Geno un laboratorio urbanistico unico

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Una città che voglia riflettere in modo serio sulla propria identità, per rivolgersi al futuro con maggiori speranze di quelle attuali anche in termini di assetto urbanistico e di prospettiva turistica, deve anche trovare sulla propria strada gli strumenti adatti. Che le rendano il cammino più agevole, chiaro e diretto. E il cofanetto appena pubblicato dall’Editoriale Lariana di Como – collezione imperdibile di immagini storiche ma anche attenta riflessione su un passato per molti aspetti ancora

ignoto e inedito – corrisponde in pieno a tale esigenza.
Spesso le bellezze e le eccellenze del Lario passano inosservate, tanto sono presenze abituali. Ma è un atteggiamento pericoloso, che nasconde alla vista il passato.
Camminando – ove possibile – sul lungolago di Como non ci rendiamo conto della sua vera origine, che è a più voci e matrici. Un laboratorio urbanistico unico, una somma di valori sociali, etici ed estetici, in epoche diverse – la liberty, la futurista, il ventennio… – e come tale meritevole di attenzione come fa questo libro che racconta il lungolago come ha fatto lo storico Fernand Braudel con il Mediterraneo: ne indaga minuziosamente le trasformazioni, proiettandole come esempio e come monito sul presente che stiamo vivendo. Si tratta, insomma, di una meditata ricerca che con un viaggio lungo due secoli analizza il contesto geografico, umano e architettonico della riva di Como, e ci aiuta così tutti a comprendere le dinamiche del presente, muovendo dalla conoscenza di tradizioni secolari. Che non sono solo le evidenze monumentali più importanti in termini di eredità del passato come Villa Olmo (cresciuta negli anni da dimora patrizia a centro polivalente con tanto di dancing e lido), o gli edifici della cittadella razionalista degli anni Trenta, ma gli eventi e le persone che quei luoghi hanno animato quotidianamente.
Un’eredità modulare e complessa, il lungolago, anche se la leggi solo sotto il profilo urbanistico: ville e parchi, società sportive, passeggiate, luoghi ameni. Una realtà però che a metà dell’Ottocento non esisteva affatto. I giardini delle ville a lago arrivano a lambire la riva ed erano intervallati da innumerevoli darsene e porticcioli privati; piazza Cavour era essa stessa un porto, mentre lungo le rive si lavavano panni e si tenevano commerci e attività legati alla navigazione e al trasporto ferroviario. Poi si affacciò una embrionale ricettività turistica.
Da aggiungere a questo dato c’è poi il fatto che alla parte centrale del lungolago, quella più conosciuta, che va dai giardini pubblici a Sant’Agostino, è stato dato un aspetto omogeneo soltanto nel 1899, in occasione dell’Esposizione Voltiana. E va ricordato anche che il riassetto della riva di San Giorgio, su cui sorge la “Cittadella dello Sport”, con le sue costruzioni in stile razionalista, risale agli anni Trenta, mentre la passeggiata che porta a Villa Geno è stata inaugurata negli anni Quaranta e quella di Villa Olmo è stata realizzata negli anni Sessanta.
Il libro di Levrini ha l’indubitabile pregio di raccontare questi passaggi con un apparato iconografico che definire poderoso è riduttivo, e che il libro valorizza con una impaginazione davvero scenografica che rende giustizia alla memoria dei luoghi e al loro riverberarsi sul cammino della storia.

Nella foto:
Il lungolago di Como in una rara cartolina a colori del 1908 che fa parte della collezione Levrini

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