Dalla variante del Pgt emerge la (possibile) Como del futuro

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I compendi strategici e le possibili trasformazioni
Individuate le aree da recuperare. Migliaia di metri quadrati in tutto il capoluogo

Ventidue aree su cui Como si gioca il futuro. E altre ancora che disegneranno il profilo complessivo della città nei prossimi anni. È quanto emerge dai documenti legati alla variante del nuovo Pgt, approvato a fine anno dal Comune. La variante riguarderà il Piano dei servizi e il Piano delle regole, ossia i documenti che dettagliano con precisione quali e come potranno insediarsi sul territorio nuovi servizi, funzioni e attività.
Nella enorme mole di dati contenuti nella variante, ne spicca

uno relativo alla saturazione del mercato immobiliare in città. Alla voce “edilizia libera” – tradotto, i possibili insediamenti residenziali – la proiezione fino al 2018 parla di una domanda di 1.961 vani a fronte di un’offerta di 6.355. Evidente il risultato finale: con un’offerta residua (che si può leggere come locali invenduti o vuoti) di 4.394 vani. Numeri che sembrerebbero dire chiaramente che a Como, oggi e per i prossimi anni, di molte cose ci sarà bisogno ma forse non di nuove residenze come priorità.
Tornando al tema delle grandi aree strategiche, il programma di “riassetto urbano” parte con l’ambito di viale Innocenzo XI, dove spiccano le superfici della Comodepur (15.747 metri quadrati che, con il possibile spostamento del depuratore in caverna, potrebbero ospitare tutte le funzioni tranne che produttiva e agricola); l’ex scalo merci (38mila metri quadrati, per il quale sono previsti servizi pubblici e di interesse pubblico e generale); l’ex area “Blockbuster” (4.574 metri quadrati); e infine il comparto Enel (6mila metri quadrati, utilizzabile per tutte le destinazioni d’uso tranne produttivo e agricolo).
Notevole anche la superficie riqualificabile nel cosiddetto ambito di via Scalabrini, dove spiccano le aree ex Rasa (18.493 metri quadrati), l’area ex Parmalat (7.762 metri quadrati) e altre tre superfici ex industriali per un totale di circa 78mila metri quadrati. In questo settore della città sono previste destinazioni terziarie e commerciali, ma anche produttive di beni e servizi. Escluso l’insediamento di grandi strutture commerciali.
A Ponte Chiasso le sfide si chiamano ex Lechler (10mila metri quadrati, vietate però attività industriali e agricole) ed ex Albarelli (71mila metri quadrati, esclusi insediamenti residenziali, industriali e agricoli).
Nel pieno centro di Como è presente l’ambito Como Borghi, che comprende: l’ex Seminario (11.500 metri quadrati), l’ex Spt di via Moro (5mila metri quadrati con un futuro di edilizia per universitari), l’ex Telecom di via Dante (6mila metri quadrati) e l’area Centro Studi Casnati (5mila metri quadrati, già destinato a istruzione superiore per il 33%, per il 37% a strutture ricettive e del terziario e per il 30% a residenze).
Interessante notare che, un po’ a sorpresa, rientra nel riassetto urbano – insieme con l’ex tintostamperia Lombarda, 5.500 metri quadrati destinati a edilizia Erp – anche la Caserma De Cristoforis (26mila metri quadrati destinati a servizi ma, nella realtà, ancora dipendenti in tutto e per tutto da Roma). In ultimo, impossibile non citare le aree ex Trevitex, ex Ticosa, ex Opp ed ex Sant’Anna. Dove, però, le speranze sono legate a progetti già ampiamente noti. Tutti avviati ma tutti fermi o in progresso lentissimo.

E.C.

Nella foto:
L’area ex Ticosa è priva di fabbricati dalla demolizione del Corpo a C avvenuta nel 2007. I lavori di edificazione del nuovo quartiere, però, sono bloccati

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