Dall’archivio del Titanic nuove pagine di storia

Titanic

Nuove pagine di storia riemergono dall’archivio del transatlantico Titanic inabissatosi nell’Atlantico tra il 14 e il 15 aprile 1912. Claudio Bossi, storico di Oggiona con Santo Stefano spesso ospite ad “Angoli”, il talk show di Espansione Tv, ha dedicato alla vicenda molti libri tra cui Titanic – Storia, leggende e superstizioni sul tragico primo e ultimo viaggio del gigante dei mari (Giunti/De Vecchi Editore, 2012).
In Il picasass sopravvissuto al Titanic (Macchione Editore, 2019) racconta la vicenda di uno dei tre italiani sopravvissuti, comasco. Si chiamava Emilio Ilario Giuseppe Portaluppi, era scultore, all’epoca aveva trent’anni ed era nativo di Arcisate, allora provincia di Como. Secondo una leggenda è stato l’ispiratore del film di James Cameron del 1997 con Leonardo DiCaprio e Kate Winslet. Chi era la donna che si trovava sulla scialuppa a cui Portaluppi si avvicinò dopo il naufragio e intercesse per lui tirandolo a bordo mentre i marinai lo allontanavano con i remi? La signora in questione pare fosse la mitica Lady Astor. E con la celebre miliardaria americana Portaluppi avrebbe avuto una storia. O leggenda, appunto? Portaluppi morì ultranovantenne, nel 1974, portando con sé i suoi misteri.
Un altro comasco che però purtroppo non sopravvisse fu Peduzzi, che aveva lasciato Schignano a 12 anni per cercare fortuna e 24enne si era imbarcato sul Titanic. Inseguiva il sogno americano. Ma non ne resta nemmeno il ritratto originale sulla tomba nel cimitero della località intelvese. Anni fa, la foto è stata rubata. Ne resta una copia moderna di qualche anno fa.
Insomma il Titanic è fonte inesauribile di storie. E Bossi accende altri riflettori. Esce sempre da Macchione di Varese il suo nuovo libro Margaretha-Frölicher Stehli / Germignaga e il Titanic che dà visibilità a una delle famiglie più conosciute nell’industria tessile mondiale della seta: gli Stehli. La storia di Margaretha Stehli, del marito Maximilian e della figlia Hedwig, imbarcati sulla prestigiosa nave della compagnia inglese White Star Line, s’intreccia anche con il vissuto di Germignaga, piccolo paese a pochi chilometri dal confine svizzero e porta di accesso al Lago Maggiore.
Bossi narra di una vivace attività imprenditoriale che vide gli Stehli, rinomati industriali svizzeri, protagonisti indiscussi di una realtà che fecero prosperare.
«Margaretha Emerentia Stehli, la protagonista del libro, era nata a Zurigo nel 1864 – dice Bossi – Era un periodo di profonde innovazioni, Germignaga era meta oramai consolidata del turismo internazionale. E allora l’economia svizzera era in forma smagliante grazie all’incredibile produttività delle industrie; il settore tessile ne era il pilastro».
Gli stabilimenti di Germignaga furono acquistati nel 1885 da Emil Stehli, padre di Margaretha: questo fu possibile grazie alla lungimiranza di un ex impiegato, Maximiliam Frölicher, che, dopo un periodo di apprendistato, aveva bruciato le tappe sino a diventare uomo di fiducia degli Stehli e gettò le basi per le fabbriche americane della società, grazie a un lungo periodo trascorso negli Usa. Maximiliam divenne socio della società anche in virtù del matrimonio con Margaretha Stehli. E in quella primavera del 1912, Maximiliam e Margaretha, accompagnati dalla figlia Marguerite, si dovevano recare appunto negli Stati Uniti, per affari. La nave che li attendeva all’imbarco si chiamava Titanic. Un nome, un mito, un destino.
Lorenzo Morandotti

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