Danni da lago troppo alto o troppo basso. Il Consorzio dell’Adda chiamato a risarcire

La proposta in un disegno di legge
I danni causati dai repentini abbassamenti e innalzamenti del livello delle acque del Lario, dovuti ad un utilizzo imponente da parte del Consorzio dell’Adda, potrebbero presto non rimanere più solo “sulle spalle” del territorio lariano e dei paesi rivieraschi.
È questo l’esito dell’audizione che nei giorni scorsi si è tenuta a Roma davanti alla tredicesima Commissione Territorio Ambiente e Beni ambientali del Senato, per discutere il testo di un nuovo disegno di legge proposto dai
senatori lariani Alessio Butti (comasco Pdl) e Antonio Rusconi (lecchese Pd). Presente il presidente del Consorzio del Lario e dei Laghi minori, Luigi Lusardi. Proprio il Consorzio deve spesso intervenire per tamponare i contraccolpi degli improvvisi abbassamenti di livello delle acque.
Lusardi da tempo ha sottolineato come, negli ultimi anni, il territorio sia stato penalizzato dal Consorzio dell’Adda, soprattutto d’estate «a seguito della sempre maggiore ripartizione dei deflussi fra le utenze irrigue e i gestori delle centrali idroelettriche» si legge in un comunicato stampa dello stesso Lusardi.
Il disegno di legge presenta la possibilità di inserire un apposito sovracanone a carico dei concessionari (e quindi del Consorzio dell’Adda), generando introiti che dovrebbero però tornare sul territorio chiamato a pagare le conseguenze di questo utilizzo sempre più massivo delle acque del Lario.
«A suo tempo, il senatore Alessio Butti ci aveva chiesto la disponibilità per approfondire insieme l’argomento – spiega Lusardi – Ritengo che sia corretto che se l’utilizzo dell’acqua per scopi idroelettrici e agricoli crea dei danni, ci sia poi anche la necessità di compensarli. Sembra una banalità, ma le oscillazioni del livello dell’acqua provocano serie problematiche».
Esondazioni, fenomeni di subsidenza, crolli degli antichi muri d’argine realizzati in pietra a secco, poiché cedono con l’abbassamento del livello e senza più la pressione dell’acqua. Ma anche allagamenti di proprietà edilizie, darsene all’asciutto e quindi inutilizzabili, per non parlare della moria di pesci e soprattutto delle uova depositate a causa della improvvisa siccità: insomma, un quadro complesso che richiede sistematicamente onerosi interventi straordinari di manutenzione, cantieri che intralciano la già congestionata viabilità rivierasca e un danno di immagine anche dal punto di vista turistico.
«In Senato non pensavano che i danni fossero così diffusi sul territorio – ha detto ancora Lusardi – credevano riguardassero solo il capoluogo. Per fortuna ora hanno un quadro più chiaro. Del resto il Lario non è una diga: è un bacino naturale, non lo si può saccheggiare a piacimento senza pensare che ciò non comporti alcuna conseguenza».

Nella foto:
Ad Argegno, i gradini di una scala finiti nel lago. Uno degli effetti dell’abbassamento del Lario nel corso dell’estate

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