Dem preoccupati, grillini pragmatici. La “base” comasca giudica l’accordo per il Governo

Zingaretti Quirinale

Le reazioni che non t’aspetti. Con i Democratici che mostrano scetticismo, preoccupazione e tutto sommato molti dubbi. E i Pentastellati che battono invece il tasto del pragmatismo, invocando la politica del «fare». La crisi di governo ha sparigliato molte carte. E incrinato non poche certezze. A guardare dal “basso” ciò che accade a Roma e dintorni, le posizioni appaino quasi invertite, quantomeno rispetto alle previsioni.
«Bene l’unità del Pd e la determinazione con cui si è condotta questa trattativa – scrive su Facebook il segretario generale della Cgil di Como, Giacomo Licata – ma il governo non basta a fare il bene del Paese. L’esperienza recente ce lo ricorda. Non si ricostruisce un rapporto con la società da posizioni di governo, pur anche proponendo politiche di inclusione. Serve un partito che si relazioni con le persone, a partire da coloro che vivono situazioni di marginalità. Serve un partito che presìdi le periferie. Sarebbe utile che lo stesso impegno manifestato in questi giorni unitariamente, proseguisse per la costruzione di una forza politica di sinistra e popolare riconosciuta dalle persone più fragili».
Il capogruppo del Pd in consiglio comunale a Cantù, Filippo Di Gregorio, esponente dell’ala renziana, ribadisce lo «stupore per la velocità con cui le situazioni cambiano. Questa è una vicenda incomprensibile, innescata dall’operazione suicida di Matteo Salvini, autolesionista come nemmeno Matteo Renzi con il referendum istituzionale». In ogni caso, secondo Di Gregorio «se questo nuovo governo riuscisse a rappresentare un elemento di stabilità anche psichica al Paese e rimettesse le cose a testa in su sarebbe un bene. Certo è che il campo del Pd, in cui fino all’altroieri ci si dilaniava con i coltelli tra i denti oggi è diverso, Nicola Zingaretti è stato bravo. Un maestro zen che ha gestito una situazione drammatica con pazienza incredibile».
Carla Gaiani, componente della segreteria provinciale del Pd, parla di un «atto di responsabilità che ci costerà molto e che accettiamo pensando agli interessi del Paese. Non so se andrà bene. So che la strategia del contratto non funziona, il governo si fa con la politica». Dubbioso pure il consigliere regionale Dem Angelo Orsenigo: «Il mio augurio – dice – è che gli alleati dimostrino altrettanto senso di responsabilità. Questo accordo funzionerà se lavoreremo per la gente e non contro Salvini. Se lavoreremo per affrontare le questioni aperte: ambiente, lavoro, socialità, povertà».
Gli alleati, appunto. O ex nemici. Molto più a loro agio, almeno in apparenza. Fabio Aleotti, consigliere comunale dei 5 Stelle a Como, parla di un «accordo non sconvolgente con il Pd, soprattutto se basato sui 10 punti chiariti da Luigi Di Maio. Non credo che diventerà un’intesa strategica da portare avanti sul territorio, ma nulla può essere precluso».
Luca Ceruti, primo consigliere comunale grillino a Palazzo Cernezzi, dice invece di «vivere positivamente l’accordo. Ci sono visioni diverse ma su alcuni aspetti siamo più vicini al Pd di quanto lo fossimo con la Lega. Oggi si deve comunque dire basta alla politica del tifoso che si è affermata anche per colpa nostra. L’alleanza con la Lega era una camicia di forza, io votai contro il contratto. Avrei preferito dialogare subito con il Pd, forse è meglio così: arriviamo più preparati».
Chi avrebbe preferito «andare al voto» è Ruggero Bruni, consigliere comunale 5 Stelle a Cantù. «La partita è complessa, bisogna completare il lavoro iniziato. Dobbiamo provarci, un percorso di governo non si poteva certo fermare per le pazzie di chi ha immaginato di poter fermare tutto, di chi cioè ha pensato di lavorare per il suo partito e non per il Paese».
Le distanze dal Pd, ammette Bruni, «restano. E non so se governando insieme si accorceranno. Tuttavia, se si esce dalla logica dell’appartenenza tutto può accadere. Nella base c’è consapevolezza e anche malumori, ciascuno ha il suo modo di pensare. Se i punti indicati da Di Maio saranno rispettati tutto andrà bene».
Ottimista, infine, pure Carmen Colomo, consigliera comunale pentastellata a Mariano Comense. «Gli eventi, molto veloci, non hanno dato tempo per valutazioni approfondite. Abbiamo fiducia in chi tratta. Le elezioni erano l’ultima cosa di cui avremmo avuto bisogno, ci sono problemi che vanno risolti ed è un bene aver individuato una controparte con cui lavorare».
Colomo esclude che si stia dando vita a «un’alleanza ideologica, per quanto la mia esperienza sul campo a livello locale mi fa dire che nel Pd abbiamo incontrato persone con cui è possibile lavorare nell’interesse. Il Movimento è nato per andare oltre le contrapposizioni ideologiche, prima di discutere dei massimi sistemi dobbiamo trovare risposte per il Paese».

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