Don Roberto: il tunisino sotto accusa irregolare a Como per oltre quindici anni

Omicidio don Roberto Malgesini (foto Colombo)

Ridha Mahmoudi, il 53enne tunisino accusato di aver ucciso 10 giorni fa don Roberto Malgesini in piazza San Rocco, ha vissuto in modo irregolare nel nostro Paese almeno per 15 anni, dal 1993 al 2008. E se non fosse esplosa la pandemia di Covid-19, sarebbe stato con ogni probabilità riaccompagnato al suo Paese d’origine ad aprile. La storia incredibile di questo immigrato è stata riassunta ieri dalla ministra dell’Interno Luciana Lamorgese durante un’audizione a Palazzo San Macuto davanti al comitato parlamentare di controllo sull’attuazione dell’accordo di Schengen; comitato presieduto dal deputato comasco della Lega Eugenio Zoffili e competente anche in materia di vigilanza sull’attività di Europol e di controllo e vigilanza in materia di immigrazione.

Sollecitata proprio da Zoffili, che in apertura di seduta ha chiesto di conoscere più in dettaglio le informazioni in possesso del Viminale sull’omicida di piazza San Rocco, la titolare dell’Interno ha ricostruito (molto in breve, ovviamente) quasi 30 anni di vita di Ridha Mahmoudi.

«L’omicidio di Como è stato veramente un atto efferato – ha detto Lamorgese – L’assassino è un uomo, uno straniero di nazionalità tunisina, irregolare sul nostro territorio dove ha fatto ingresso nel 1993. Nel 1996 costui era stato identificato» una prima volta dalle forze dell’ordine e gli era stato notificato «un provvedimento di espulsione del prefetto di Como». Trascorrono moltissimi anni senza che accada nulla. «Nel 2008 – ha proseguito Lamorgese – la Prefettura di Como aveva revocato l’espulsione perché nel frattempo l’uomo aveva contratto matrimonio con una donna italiana, ottenendo così un permesso di soggiorno con validità di due anni, rinnovato più volte per motivi di famiglia».

Nel 2104, però, viene notificato a Mahmoudi «il rifiuto del rinnovo del permesso di soggiorno» e, contestualmente, gli viene consegnato «il decreto di espulsione annullato però dal giudice di pace nel 2017», quindi tre anni dopo (e c’è da chiedersi come sia stato possibile che sia intercorso così tanto tempo tra la notifica e l’esito del ricorso.

«Nel 2018 – ha aggiunto – Ridha Mahmoudi è stato nuovamente espulso. Stavolta il giudice di pace ha convalidato il provvedimento, a cui il tunisino non ha però ottemperato. Espulso per la terza volta l’8 aprile 2020, a suo carico non è stato disposto l’accompagnamento coatto alla frontiera a causa del Covid, che ha bloccato i voli di rimpatrio. L’uomo è stato in passato denunciato e condannato per altri reati minori, ma non è mai emerso come figura particolarmente pericolosa per la sicurezza nazionale, tant’è che è sconosciuto in tutte le banche dati».

La richiesta di Zoffili di più uomini delle forze dell’ordine da destinare a Como è stata respinta da Lamorgese secondo cui «in questo momento la provincia lariana è in una situazione molto più tranquilla di altre».

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