Dopo la rapina, fuga sul cassone di un camion

alt

L’incredibile particolare: la banda e l’oro hanno lasciato Turate su un mezzo pesante e visibile

Il particolare più incredibile di quella che è stata definita la rapina del secolo, riguarda l’abbandono dei Magazzini di Turate a colpo appena effettuato. Un particolare clamoroso, che batte e scavalca in originalità e imprevedibilità pure il guardrail segato, i chiodi lungo l’autostrada oppure i fumogeni per simulare l’incendio dei Tir messi di traverso lungo la A9.
Perchè una volta usciti dall’autostrada con le auto appena usate per l’assalto – tutte ritrovate proprio ai Magazzini

di Turate – i componenti del gruppo di fuoco avrebbero pensato bene di lasciare la Bassa Comasca con il mezzo che più dava nell’occhio: un camion da cava, di quelli con dietro un enorme cassone. Un cassone tanto grande da contenere i rapinatori e i loro complici, un numero che è stato quantificato in circa venti persone. E, accanto a loro, anche le casse contenenti i dieci milioni di euro in oro.
Il camion ritrovato a Lodi
Il camion sarebbe giunto nello spiazzo dell’area abbandonata pochi attimi prima del sopraggiungere delle auto, per poi caricare tutti e allontanarsi immediatamente. Il mezzo pesante è poi stato ritrovato abbandonato in provincia di Lodi. Accanto al camion anche un telone, che si pensa possa essere stato utilizzato per coprire il cassone per proteggersi da eventuali riprese aeree che in effetti furono realizzate con gli elicotteri.
Quindi niente fuga a piedi, niente auto diverse allontanatesi in direzioni opposte per depistare le indagini, nulla di tutto ciò. Tutta la banda (i 12 del gruppo di fuoco e i complici, per un totale di una ventina di persone) è salita su un camion enorme che sicuramente in molti avranno anche notato, magari pure bloccato nel traffico che si era immediatamente creato lungo le arterie che conducono all’imbocco dell’autostrada a Turate.
Aperta una seconda via di fuga
Ora, con la prima parte delle indagini ormai alle spalle, è stato anche possibile ricostruire compiutamente l’accaduto. Aggiungendo anche dettagli e orari precisi. Come, ad esempio, quello del primo allarme lanciato dai due blindati appena entrati in autostrada ad Origgio e diretti a Ponte Chiasso. Sono le 7.01 della mattina quando il commando inizia a sparare i primi colpi. Alle 7.14 arriva l’ultimo segnale di allarme. Vuol dire che l’assalto è concluso e che i malviventi si stanno allontanando verso i Magazzini di Turate. In tredici minuti tutto si compie. I rapinatori si sono poi premurati aprendo più vie di fuga dai guardrail della A9. Un secondo varco (non utilizzato) è stato trovato proseguendo da Turate in direzione Como: sarebbe servito nel caso la banda avesse trovato difficoltà a fermare i blindati. Per il resto sono giunte conferme a quanto già raccolto nei giorni successivi alla rapina del secolo.
Il gruppo di fuoco in autostrada era composto da 12 uomini; altri otto erano divisi tra Turate (per montare e smontare il guardrail, ma anche per guidare il camion da cava) e le corsie della A9 dove erano stati messi due Tir di traverso per rallentare la circolazione (simulando incendi con finti fumogeni) mentre, da un’auto e da un camioncino, venivano sparsi chiodi a quattro punte per frenare l’arrivo delle forze dell’ordine. L’indagine non ha tralasciato nulla: è stata verificata la provenienza dell’arma trovata a bordo di uno dei camion – risultata rubata a Fermo – come pure quella dei fumogeni. Questi ultimi farebbero parte di una partita acquistata a Benevento. Ma elementi utili alle indagini, da questi fronti, non ne sono emersi.
Dove è finito l’oro?
L’ultimo capitolo riguarda la fine fatta dall’oro, i dieci milioni in barre sottratte da uno dei due blindati. Le indagini su questo fronte sono ancora in corso: «Non possiamo dire nulla – si è limitato ad aggiungere l’ex dirigente della squadra Mobile di Como, ora a Brescia, Giuseppe Schettino – Stiamo ancora lavorando ma contiamo di recuperarne almeno una parte».
Non è nemmeno escluso, tra l’altro, che la banda sapesse già a chi piazzare il metallo prezioso e che quindi, appena abbandonata la provincia di Como sul cassone del camion da cava, abbiano poi raggiunto Lodi e da qui il punto prefissato per la consegna dell’oro.

Mauro Peverelli

Nella foto:
Giuseppe Dinardi, 50enne di Cologno Monzese: sarebbe il referente della banda nel Milanese

Articoli correlati

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.