Erba, Canzo, Mariano: il triangolo lariano delle cosche

La sentenza di primo grado del processo “Infinito”
Nella Brianza comasca la scissione tra affiliati “benedetta” da Carmelo Novella
Mariano Comense, Erba e Canzo. In provincia di Como la ’ndrangheta ha messo solide radici. Costituendo addirittura tre “locali”, le cellule di base dell’organizzazione malavitosa calabrese.
La sentenza di primo grado del processo Infinito, pronunciata il 19 novembre 2011 dal giudice per le indagini preliminari di Milano, Roberto Arnaldi, certifica la tesi della Direzione Distrettuale Antimafia del capoluogo ambrosiano. Sul Lario le cosche sono strutturate e attive. Non solo: partecipano
alla vita della “Lombardia” (la Provincia criminale autonoma ma non indipendente dalla matrice Calabria) e procedono, assolutamente in modo sistematico, al controllo del territorio, vero punto di forza della strategia di matrice ’ndranghetista.
MARIANO COMENSE
A Mariano Comense il locale è gestito dai fratelli cabiatesi Rocco e Francesco Cristello, «cugini di Rocco Cristello, figura importante del locale di Seregno e vittima di un agguato mafioso il 27 marzo 2008». Ne fanno parte anche Cosimo Vallelonga e Giuseppe Antonio Medici, «ma di particolare rilievo – scrive il gip Arnaldi nella sua sentenza – è la figura di Salvatore Muscatello, poiché non solo è uno dei più anziani esponenti della ’ndrangheta in Lombardia, ma ha anche preso parte – esprimendo il suo voto a favore di Pasquale Zappia – all’elezione del nuovo Mastro Generale della “Lombardia” il 31 ottobre 2009 a Paderno Dugnano». Il rapporto di dipendenza di Cristello da Muscatello emerge con chiarezza da alcune intercettazioni ambientali che gli investigatori registrate all’ospedale di Cantù, dove Muscatello resta a lungo ricoverato nell’estate del 2008 presso. Al Sant’Antonio Abate «il boss riceve frequentemente le visite degli affiliati al propria locale. Sia il 28 luglio sia il 2 agosto Rocco Cristello si reca a fare visita al suo “capo” e in quest’ultima occasione il loro colloquio viene registrato. I due parlano di argomenti vari e anche di altri affiliati alla Lombardia. Anche il 4 agosto Cristello torna all’ospedale di Cantù per far visita a Muscatello. Ma la dipendenza gerarchica dei fratelli Cristello nei confronti di Muscatello si evince chiaramente dall’ascolto delle conversazioni ambientali, intercettate il 9 agosto 2008, nella stanza numero 9 di degenza dell’Ospedale di Mariano Comense», dove Muscatello spiega ai fratelli Cristello il comportamento «che dovranno tenere con i loro paesani un volta giunti in Calabria».
ERBA E CANZO
Il locale di Erba, guidato da Pasquale Varca, è probabilmente quello «di più recente costituzione» ed è composta «eminentemente da affiliati originari di Isola di Capo Rizzuto (Crotone), con forti collegamenti con esponenti della cosca Arena-Nicosia, egemone nella cittadina calabrese, ma con diversi contatti anche con altri gruppi criminali, quali quello della Piana di Gioia Tauro».
Secondo quanto ricostruito dalla Direzione Distrettuale Antimafia di Milano, il locale di Erba sarebbe nato per “scissione” da quello di Canzo, alla cui testa è Luigi Vona. Una scissione causata da contrasti interni tra gli affiliati. L’esistenza e l’operatività dei due locali emerge per la prima volta «grazie all intercettazione di una conversazione tra Vincenzo Mandalari e Pietro Panetta. I due, parlando dei problemi tra i vari locali lombardi, danno conto di una situazione di conflittualità tra Erba e Canzo. «Dal tenore del discorso si evinceva che i due gruppi fossero sorti da una “scissione” – scrivono i magistrati – avallata da Carmelo Novella, il grande capo della ’ndrangheta lombarda ucciso per ordine delle famiglie calabresi.
«Gli interessi degli affiliati del· locale di Erba erano i più vari – si sottolinea nella sentenza del processo Infinito – andando da attività apparentemente lecite, quale quella del movimento terra, comunque gestita con metodo mafioso, ai traffici illeciti quali, soprattutto, la compravendita di stupefacenti». A Erba era affiliato anche Michele Oppedisano, 43 anni, nipote di Domenico, il capo assoluto della ’ndrangheta.

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