Esce dal Bassone e viene espulso. Il Viminale: «Si era radicalizzato in carcere»

Il carcere del Bassone

Ha 47 anni ed è tunisino. È stato espulso dall’Italia con un provvedimento disposto dal ministro dell’Interno, Luciana Lamorgese, e dal prefetto di Como, Ignazio Coccia. La notizia è stata data direttamente dal Viminale sul suo sito Internet.
L’uomo è stato accusato di essersi radicalizzato in carcere, dopo essere divenuto un «fervente seguace di un detenuto di nazionalità algerina, espulso nel 2018 per la sua opera di proselitismo in chiave ultra-radicale con esaltazione del jihad e del martirio». Il tunisino era stato arrestato per vicende legate allo spaccio di droga. Tra le celle sarebbe avvenuto poi il suo indottrinamento. Scarcerato il 30 giugno scorso dal Bassone, è stato portato direttamente al Centro per il rimpatrio di Torino, e poi a Genova dove via mare è tornato dall’altra parte del Mediterraneo. La storia del 47enne, espulso dall’Italia in quanto ritenuto essere vicino alla propaganda jihadista, è raccontata dallo stesso ministero: «Condannato per reati in materia di sostanze stupefacenti – scrive il Viminale – è emerso all’attenzione nel corso della detenzione per reati comuni, in quanto divenuto fervente seguace di un ristretto di nazionalità algerina, espulso nel 2018 per la sua opera di proselitismo in chiave ultra-radicale con esaltazione del jihad e del martirio. Evaso nel 2017 dal regime degli arresti domiciliari a Brescia è stato poi rintracciato in Svizzera nell’ottobre del 2019 con false generalità». Da qui, la nuova incarcerazione nella Casa Circondariale di Como, dove «è stato sottoposto a un attento monitoraggio carcerario per le sue esternazioni volte all’istigazione dell’odio razziale e interreligioso».
Motivi che hanno poi portato, come detto, al provvedimento di espulsione firmato dal ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e dal prefetto di Como.
Quella che ha riguardato Como non è stata l’unica attività di queste ore. Altri due stranieri sono infatti stati espulsi dall’Italia.
Si tratta di un cittadino egiziano, «Imam presso l’associazione culturale islamica “La Pace” di San Donà di Piave in provincia di Venezia», comunica il Viminale, che avrebbe evidenziato un orientamento religioso islamico improntato al salafismo ortodosso, attestato su posizioni radicali.
«È risultato in contatto con persone, anche di altri stati europei, gravitanti in ambienti islamisti e dedite a condotte criminali – scrive il ministero – Ha apertamente palesato il suo pensiero estremista nel corso di un’orazione in una moschea di Berlino». L’ultimo espulso è infine un tunisino pluripregiudicato che gravitava tra Bologna e Ravenna.
Secondo i numeri del Viminale, nel 2020 sono stati eseguiti a oggi 28 tra allontanamenti ed espulsioni, dei quali 5 con provvedimento del ministro dell’Interno, 19 del prefetto, 2 dell’autorità giudiziaria, uno per respingimento e uno per riammissione secondo la “procedura Dublino” relativa all’esame della domanda d’asilo .

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