Facciamo rivivere l’area con tanti piccoli eventi

La riflessione  di Mario Guidotti

Che le zone attigue le stazioni ferroviarie cittadine siano luoghi di frequentazioni inquietanti è argomento che non si presta a smentita. Lo può testimoniare chi va a prendere un amico o un parente la sera alla Centrale di Milano, ma non fanno eccezione Roma Termini, Napoli, Torino e – ahinoi – anche Como San Giovanni.
Borseggiatori, molestatori, vagabondi, sporcizia, degrado. Dentro la stazione e anche fuori. Complimenti per il biglietto da visita di Como città turistica.
Punto

primo: vietato rassegnarsi. Punto secondo: basta piangersi addosso, tirate fuori idee. Problemi delle ferrovie, dirà qualcuno. O, al massimo, competenza della pubblica sicurezza. E invece no, non può più bastare. È venuto il tempo di riprendersi gli spazi cittadini. Non è pensabile risolvere la questione militarizzando l’area: telecamere di sorveglianza, dissuasori, polizia, carabinieri e – perché no – filo spinato, mine e anche esercito.
Se si vuole sottrarre le aree al rischio microcriminalità e degrado la strada maestra è frequentarle, viverle, contaminarle di positività. Come? Pur senza avere titolo per sciorinare ricette, ci piace pensare ad eventi. Perché quindi non fare musica nei giardini davanti e anche dentro la stazione? Non iniziative epocali, non pretendiamo Springsteen o Madonna, ma ci accontenteremmo di vedere suonatori, piccole band che creino punti di aggregazione. Ancora, mercatini all’aperto, diurni e serali. E perché non installare in zona campi di basket? O di calcetto? Creare un percorso vita, una pista da jogging. Su modello Central Park, con tutte le dovute proporzioni. Certo, con adeguata vigilanza, ma discreta e minima.
Guardate bene che si tratta di iniziative a costo quasi zero. Non sono idee avveniristiche, basta vedere cosa fanno in altre città turistiche. Tutto questo avrebbe il messaggio non solo di ripulire un’area dal malaffare, ma di dare subito un’immagine di grande vitalità a chi arriva a Como, e quindi di ulteriore richiamo turistico. L’appello è quindi, oltre che all’amministrazione della città e a Trenitalia, alle realtà produttive. Portiamo gente e iniziative davanti e dentro la stazione S. Giovanni. Riprendiamoci spazi che, se lasciati a se stessi, rischiano di scivolare verso immagini da città post-moderna, su modello “Blade runner” di Ridley Scott, o “Metropolis” di Fritz Lang.

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