Falegname sequestrato per un debito. Due rinviati a giudizio

Como Tribunale Palazzo di giustizia

Quella che doveva essere una collaborazione in una falegnameria brianzola, si è rivelata un incubo per un artigiano di Inverigo, 48 anni, che ha accusato due uomini (un 44enne di Alzate Brianza e un 36enne di Inverigo) di averlo sequestrato, portato in una zona boschiva e spaventato («stringendomi le mani al collo e puntandomi sul volto qualcosa di duro avvolto in uno straccio, come fosse un’arma») per indurlo a saldare un presunto debito pregresso. Una vicenda che risale al febbraio del 2017 e che è approdata in tribunale di fronte al giudice dell’udienza preliminare.
Le accuse, formulate dal pm Antonio Nalesso, sono state di esercizio arbitrario delle proprie ragioni, appropriazione indebita e sequestro di persona. I due sono stati rinviati a giudizio nel gennaio del 2020. All’origine c’era stato un accordo tra il falegname e un collaboratore che gli aveva offerto di utilizzare un capannone di sua proprietà per ingrandirsi. Il tutto dietro pagamento di un canone mensile. Una volta trasferiti tutti i macchinari, tuttavia, la parte che aveva affittato il capannone aveva iniziato a chiedere il saldo di presunti crediti per collaborazioni effettuate, pena la cancellazione dell’affitto. Era l’inizio del conflitto che sfociava, il 4 febbraio 2017, in un incontro all’esterno di un ristorante di Inverigo. Il falegname sarebbe stato fatto salire con la forza su un’auto, portato in una zona boschiva e spaventato: «Dove sono i soldi? Ci metto un attimo a sotterrarti qua… e non ti permettere di andare dai carabinieri». La vittima sarebbe poi stata condotta anche al cospetto della moglie, per far intendere pure alla donna la situazione in cui si trovava il marito. La difesa però (avvocati Maruska Gervasoni, Paolo Bartesaghi e Rita Mallone) contesta questa ricostruzione, sostenendo che l’incontro fu dato all’esterno di un ristorante e in pieno giorno, quindi alla vista di tutti, e che è inspiegabile anche l’aver portato il falegname al cospetto della moglie. Il gup comunque ha optato per il rinvio a giudizio e se ne riparlerà in una udienza dibattimentale.

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